Edward George, conte Bulwer-Lytton e primo barone Lytton. - Scrittore, Rosacroce, e uomo politico inglese (Londra 1803 - Torquay 1873). Ottenne il primo successo con Pelham (1828).
Diplomatico inglese (Londra 1831 - Parigi 1891); figlio di Edward George; ministro plenipotenziario a Lisbona (1870), fu nominato da Disraeli viceré in India (1875), per fronteggiare la critica situazione creata dalla penetrazione russa nell'Afghānistān.
Decise e organizzò la guerra contro l'Afghānistān, costringendo alla fuga l'emiro Shēr ῾Alī, e (1879) dichiarando guerra anche al suo successore, Ya'qūb Khān. Per contrasti con la politica del governo, si dimise (1880). Nel 1885 fu inviato ambasciatore a Parigi.
Nel 1834 uscirono The pilgrims of Rhine e il romanzo che gli diede la fama, The last days of Pompeii, scritto a Roma e a Napoli. Altri romanzi storici furono: Rienzi (1835), Ernest Maltravers (1837), The last of the barons (1843) e Harold, the last of the Saxon kings (1848), questi ultimi due considerati i suoi lavori migliori. Si cimentò anche col teatro, pubblicando il dramma The lady of Lyons (1838) seguito da Richelieu (1839) e da Money (1840). Nel 1831 diresse il New Monthly; nel 1841 fondò il Monthly Chronicle.
Gli ultimi tre romanzi, The coming race (1871), The Parisians (1873) e Kenelm Chillingly (1873), pubblicati nel Blackwood's Magazine, formano una trilogia che ha per idea centrale l'effetto psicologico dell'ambiente sul carattere. Autore versatile e fecondo, fu anche uomo di vivi interessi politici e sociali. Deputato al parlamento dapprima con i liberali (1831-41), quindi con il partito tory (1852-66) nel 1858-59 fu ministro per le Colonie
IL LIBRO " - VRIL - THE POWER OF COMING RACE - LA RAZZA CHE VERRA' "
Un romanzo o un trattato politico?
Certamente una piacevole dissertazione sui temi della convivenza civile, se non uno studio impegnato sui difetti di una democrazia immatura e puramente formale (quella americana), troppo "giovane" per l'esperienza di un Pari d'Inghilterra colto e smaliziato.
Tuttavia, anche se imperfetta, una democrazia è da preferirsi a una società politicamente e razionalmente perfetta, costituita però da automi privi di sentimento e di immaginazione.
E perciò incapaci di libertà..
Il presente romanzo di Sir Edward Bulwer-Lytton, autore, fra l'altro, del celebre "The last Days of Pompeii" (Gli ultimi giorni di Pompei), proprio nel titolo: "Vril, The Power of the Coming Race" evidenzia la forza e il motivo conduttore di un'avventura dalla logica fantastica, che viene comparando con marcata efficacia la realtà della società democratica con un mondo immaginario di grande fascino storico-filosofico, seppur basato su elementi che trascendono la nostra razionalità occidentale.
A fine lettura possiamo definire sconcertante questo romanzo, e pur tuttavia ambizioso. è vero che proprio noi umani, coscienti della nostra infelicità dovuta alle nostre colpe, cerchiamo un mondo diverso, opposto all'attuale, in cui realizzarci in pace. Tuttavia, quando ciò accadrà, ne saremo distrutti. Noi siamo quello che siamo.
Se cambiassimo, saremmo la razza ventura, cioè giustizieri o carnefici di noi stessi."
(Dall'Introduzione di Noè I. Rocchi)
VRIL
Il Vril è un'ipotetica forma di energia descritta in varie opere attinenti al moderno esoterismo. Secondo il romanzo fantascientifico La razza ventura (The Coming Race, poi ripubblicato come Vril, The Power of Coming Race) scritto nel 1871 dal romanziere inglese Edward Bulwer-Lytton, il Vril è un particolare fluido energetico che permetterebbe ad una misteriosa civiltà residente nella Terra cava di avere poteri magici che li renderebbero simili a divinità; il termine "Vril-ya" avrebbe significato proprio razza (di aspetto nordico) semidivina, poiché essi potevano sia curare qualsiasi malattia, animare un oggetto inanimato rendendolo intelligente, oppure distruggere una fortezza, utilizzando degli speciali bastoni metallici di forma cilindrica da cui confluiva questa particolare energia.
Il racconto proto-fantascientifico di Bulwer-Lytton fu preso assai seriamente dai sostenitori dell'esistenza di Atlantide (tra i quali W. Scott-Elliot) e in seguito dagli appassionati di occultismo.
Dagli anni sessanta del Novecento si è inoltre diffusa una teoria del complotto che riguarda una società segreta del Vril, diffusasi a partire da un libro del 1967 di Louis Pauwels e Jacques Bergier, che faceva spettacolari affermazioni riguardanti la Vril Gesellschaft (Società del Vril) di Berlino, idea ripresa in seguito da altri autori.
IL ROMANZO "ZANONI"
Romanzo esoterico o classico racconto gotico?
Testo iniziatico o tradizionale romanzo storico ambientato all'epoca del Terrore?
Da oltre centocinquant'anni i lettori sono catturati da questo "Best seller sotterraneo", ricco di scenari di rovine classiche, atmosfere tenebrose e oscure presenze, ma anche di precisi riferimenti a fatti storici, e popolato di figure fantastiche, oltre che di personaggi realmente esistiti (l'immortale Caldeo e Robespierre, il Guardiano della Soglia e Saint-Just, l'adepto dei Rosa-Croce e Condorcet...) le cui vicende s'intrecciano dando vita a una storia illuminata da sinistri bagliori ed enigmatica come la figura del suo inquietante eroe.
ZANONI
Poco importa se Bulwer Lytton sia stato o no un Iniziato e se la materia del suo romanzo abbia avuto o meno un'ispirazione autobiografica o un fondo di verità storica riscontrabile, ciò che davvero conta è che egli fu Poeta nell'atto di dare alla luce questo Romanzo d'Amore.
Perché "Amore" è l'altro nome di Zanoni, il giovane Caldeo, l'immortale Iniziato di un Ordine Eterno che illumina l'intera vicenda con la sua presenza a tratti sacrale, silenziosa e autorevole, eppure dolce, comprensiva e umanamente pietosa e amorevole. Suo alter-ego è il vecchio Mejnour, il maestro per antonomasia, l'austero e solitario iniziatore ai sacri misteri del loro Ordine.
Diversi solo in apparenza, essi incarnano i proteiformi aspetti degli Iniziati di ogni epoca, nei loro controversi e spesso dolorosi rapporti con gli uomini del secolo, i cui volti sono Glyndon, l'aspirante iniziato, Nicot, il cinico opportunista, il principe Visconti, la bella e sensuale Fillide, che – tra i tanti – disegnano la galleria dei tipi umani che Bulwer Lytton ha mirabilmente affrescato.
Discorso a parte per Viola, la dolce, sensibile, ingenua fanciulla che sperimenterà il, per lei incomprensibile e insostenibile, Amore di Zanoni, che sull'altare di questo Dio senza volto immolerà se stesso.
Per ultime le due sovrannaturali figure di Adonay, il misterioso e luminoso ‘Nume tutelare' di Zanoni, raggiante entità non-umana che lo guida e lo consiglia, pur assistendo impotente agli strazianti eventi che lo attendono e il Guardiano della Soglia che merita di essere conosciuto dalle stesse parole con cui l'ispirato Bulwer Lytton l'ha rappresentato:
"Allora, mentre il suo sguardo le seguiva ancora, il vano della finestra si oscurò per il sopraggiungere d'un nuovo essere a tutta prima indistinto, ma che bastò a cambiare all'istante in ineffabile orrore la delizia prima sperimentata. Gradatamente, questo essere prese forma ai suoi occhi. Era come una testa umana coperta da un velo oscuro attraverso il quale brillavano, con livido e demoniaco fuoco, due occhi che lo agghiacciarono. Null'altro che il volto ne poteva distinguere, nulla all'infuori di quegli intollerabili occhi; ma il terrore che ne emanava e che fin dal principio gli era sembrato impossibile alla propria natura poter sopportare, aumentò mille volte quando, dopo una pausa, il fantasma scivolo lentamente nella stanza. La nuvola si ritirò, al suo avanzarsi; le luminose lampade divennero opache e le fiamme oscillarono al respiro mefitico della nuova presenza. Il corpo era velato come il volto, ma le linee erano femminili. Non si muoveva come si muovono gli spettri che simulano la vita: sembrava piuttosto strisciare come un grande rettile e, fermandosi alla fine, si trascinò presso il tavolo che sorreggeva il mistico volume fissando di nuovo gli occhi, attraverso il velo, sul temerario evocatore. Nessuna fantasia, neanche quella d'un visionario o d'un pittore delle antiche terre nordiche, sarebbe stata capace di conferire a un volto demoniaco quell'aspetto di mortale malignità che si esprimeva negli occhi di quella forma. Tutto il resto era oscuro, appannato, velato, simile a larva. Ma quel bruciante sguardo così intenso, livido eppur vivente, aveva in sé qualcosa di quasi umano nella sua passione di odio e di beffa, qualcosa che serviva a dimostrare che quell'orrore fatto d'ombra non era solamente spirito, ma che era composto d'una qualche materia misteriosa che lo rendeva un nemico terribile e mortale per i corpi materiali. Mentre, appoggiandosi alla parete retto dalla disperazione dell'agonia, i capelli irti, gli occhi spalancati, Glyndon continuava a scrutare quella creatura spaventosa, l'immagine gli parlò. La sua anima, piuttosto che il suo udito, ne comprese le parole. «Tu sei entrato nella regione incommensurabile. Io sono il Guardiano della Soglia, colui che ne difende il varco. Che vuoi tu da me? Taci? Mi temi? Ma non sono io proprio colui che tu ami? Non è forse per me che hai rinunciato ai piaceri della tua razza? Tu vuoi essere saggio, è vero! Ebbene, mia è la saggezza dei secoli innumerevoli. Baciami, o mio amante mortale!». E l'orrore strisciò sempre più vicino a lui, gli giunse al fianco, il suo respiro gli soffiò sulla guancia".
LO GNOSTICISMO - CULTI, RITI, MISTERI di SERGE HUTIN
La parola greca gnosis significa semplicemente "conoscenza", ma nella letteratura gnostica non si tratta affatto di un sapere qualunque ma di una rivelazione segreta e misteriosa.
Le sette gnostiche, infatti, affermano spesso di possedere libri di origine superiore al mondo profano, attribuiti a personaggi prestigiosi, autentici inviati celesti.
Gli gnostici per i Padri della Chiesa erano falsi cristiani, un'accozzaglia di movimenti eretici diversificati e ramificati all'infinito in innumerevoli sette e sottosette, tuttavia sono molti gli storici che ancora considerano lo gnosticismo come una congerie di fantasticherie bizzarre, incoerenze, strani miti, fantasmagorie prive di qualsiasi interesse filosofico, in definitiva nient'altro che una branca particolarmente degenerata dell'inquietante sincretismo religioso del I e del II secolo della nostra era.
Questo libro prova ad analizzare i tratti comuni presenti nel grande magma dello gnosticismo e conduce il lettore attraverso un excursus storico-filosofico di questa dottrina che predicava la salvezza dell'anima attraverso la conoscenza e che è rinata più volte nei secoli, perfino in età contemporanea, all'interno del romanticismo, del simbolismo e del surrealismo.
Penitenziagite ("fate penitenza"), abbreviazione in volgare della frase latina Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum ("Fate penitenza, che il regno dei cieli è vicino", Vangelo secondo Matteo, Mt3,2; 4,17), fu il motto del movimento ereticale degli Apostolici fondato da Gherardo Segarelli alla fine del XIII secolo, e in seguito fatta propria dal discepolo Dolcino da Novara; i Dolciniani, infatti, erano soliti pronunciare più volte tale formula, specie all'atto di stracciarsi le vesti nel momento della consacrazione, per proclamare la propria nullatenenza dinnanzi a Dio.
Tale espressione si ritrova anche nel romanzo "Il nome della Rosa" di Umberto Eco e nell'omonimo film, diretto da Jean-Jacques Annaud.
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FRA DOLCINO
Dolcino - Religioso (n. forse in Val d'Ossola seconda metà del sec. 13º - m. 1307), capo della setta degli apostolici dopo il supplizio di G. Segarelli (1300) *Nota.
Le sue concezioni ci sono note soprattutto dalle sue lettere (delle tre, di cui conosciamo l'esistenza, due si conservano quasi per intero).
Gioachimita, Fra Dolcino corregge la profezia escatologica di Gioacchino da Fiore aggiungendo una quarta età, che viene dopo la prima del Padre, la seconda del Cristo e la terza della degenerazione (da Costantino in poi).
Perseguitato dall'alto clero e da francescani e domenicani, egli riuscì a organizzare una fiera resistenza, finché la crociata bandita contro di lui nel 1306 da Clemente V lo costrinse a rifugiarsi con i fedeli sul monte Revello.
Dovette arrendersi per fame; preso, con la fedele Margherita e alcuni compagni, fu con essi bruciato sul rogo.
L'episodio è ricordato da Dante nell'Inferno XXVIII, 55-60.
*Nota: Segarèlli (o Segalèlli), Gherardo. - Fondatore (n. Alzano, Parma, - m. 1300) della setta ereticale degli Apostolici (1260 circa). Francescano, avvicinandosi il 1260, anno indicato dalle profezie gioachimite come quello che avrebbe visto la manifestazione dello Spirito, si diede a predicare la penitenza, ottenendo largo seguito, soprattutto nel Parmense; il movimento fu condannato (1286; 1290) e Segarèlli fu bruciato come eretico.
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FRA DOLCINO E GLI APOSTOLICI - TRA ERESIA, RIVOLTA E ROGHI
Fu chiamato Carnasco, quel piccolo ruscello. Il giovedì santo del 1307 la sua acqua divenne rossa come sangue.
Il sangue dei ribelli.
Il sangue degli eretici.
Dolcino e Margherita furono catturati vivi.
Lo sarebbero rimasti per poco.
La loro morte era già scritta, fu solo rimandata.
Sarebbe stata molto più atroce.
L’avventura e la dottrina di Fra Dolcino e degli Apostolici costituiscono il tema dell’interessante saggio a cura di Corrado Mornese e Gustavo Buratti dal titolo Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi, edito da DeriveApprodi.
Il movimento, fondato da Gherardo Segarelli nel 1260, si inserisce a pieno nello spirito del tempo, in quella ventata di rinnovamento che scuote la società medievale del XII-XIII secolo.
Da una parte, si assiste al rifiorire della polis nell’esperienza dei Comuni, che spostano lentamente il baricentro economico dalle campagne alle città.
Dall’altra, le abbazie iniziano a perdere la loro centralità, mentre l’istituzione ecclesiastica è percorsa da un diffuso malcontento legato perlopiù all’eccessiva ricchezza del clero, all’uso spregiudicato del potere temporale, alla perdita di una dimensione compiutamente spirituale.
Gli ordini mendicanti, Domenicani e Francescani, che si ispirano agli ideali di povertà espressi dal Vangelo, non riescono del tutto a convogliare, nel loro alveo, l’insofferenza nei confronti della Chiesa.
Ed è in questa zona d’ombra che si inseriscono alcuni fra i più noti movimenti ereticali che la storia ricordi.
La parola eresia deriva dal greco airesis, scelta.
Con l’avvento del cristianesimo, il termine assume valenza negativa, contrapposto all’ortodossia, il pensiero “retto”.
Naturalmente, la maggior parte dei movimenti ereticali non pensa affatto di aver intrapreso la strada sbagliata.
Piuttosto, ritiene di aver correttamente interpretato un pensiero o una dottrina corrotti dalla maggioranza.
Il primo problema affrontato nel testo è quello delle fonti.
Poche, tutte di parte avversa a Dolcino.
Fra quelle più importanti, emergono testi redatti dal famoso inquisitore Bernardo Gui e la cronaca dell’Anonimo Sincrono che qualcuno ipotizza essere il vescovo di Vercelli, Raniero Avogadro di Pezzana o, più probabilmente, qualcuno che scrive per lui.
Da questo sparuto gruppo di documenti è però possibile tracciare le vicende degli Apostolici e individuare i principi cardine della loro dottrina.
Gli Apostolici – per bocca di Segarelli prima e del suo discepolo Fra Dolcino poi – propugnavano il ritorno alla prassi della chiesa cristiana primitiva, svincolata da ricchezze, non legata al potere temporale, egualitaria.
Si negava autorità alle gerarchie ecclesiastiche.
La loro comunità si basava sulla comunanza dei beni e l’aiuto reciproco.
Dolcino esprime la dottrina degli Apostolici attraverso alcune lettere: “Tutta l’autorità data da Gesù Cristo alla Chiesa Romana è ormai cessata a causa della malizia dei prelati: e quella chiesa, governata dal papa, dai cardinali, dai chierici e dai religiosi, non è la Chiesa di Dio, ma una chiesa malvagia incapace di portare alcun frutto”.
O ancora: “La chiesa consacrata non vale di più, per pregare Dio, di una stalla di cavalli o di porci.
Si può adorare Cristo nei boschi, come nelle chiese, anzi meglio”.
Gli Apostolici vivevano nella più assoluta povertà, nomadi, affidandosi alla carità degli abitanti dei luoghi che visitavano.
Gridavano Penitenziagite, fate penitenza, traduzione in “volgare” del motto latino “Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum”.
Dolcino incoraggiava l’eguaglianza fra uomini e donne, nonché il superamento della castità a favore della libertà sessuale.
La dottrina degli Apostolici è dunque straordinariamente in anticipo rispetto a numerosi temi che diverranno, secoli dopo, centrali nel dibattito politico, sociale e culturale.
Si pensi, ad esempio, alla riforma di Martin Lutero, al pensiero utopico e anarchico, ad alcune tesi del comunismo, alle conquiste del ’68 in Europa.
Le idee rivoluzionarie del movimento – assieme ai numerosi consensi che esso raccoglieva specialmente fra le classi meno agiate – convinsero il papa Onorio IV a decretare, nel 1286, lo scioglimento della setta.
Segarelli finisce in prigione.
Nel 1294, quattro dei suoi fedeli vengono arsi sul rogo a Parma.
La medesima sorte tocca al Segarelli nel 1300, anno in cui Dolcino scrive la sua prima lettera agli Apostolici assumendone la guida. In quel documento, Dolcino profetizza – sulla base di una lettura personale dell’Apocalisse e di numerose suggestioni dell’epoca – l’avvento di un nuovo imperatore che avrebbe ucciso Bonifacio VIII, tutti i cardinali e i chierici.
La chiesa ne sarebbe uscita purificata dopo secoli di corruzione.
Questa la parabola di Dolcino, fatta di idee rivoluzionarie, profezie e sangue.
Nel 1303, gli Apostolici si stanziano in Trentino.
Si contano circa quattromila fedeli.
Nel 1304, incalzato dall’Inquisizione messasi sulle sue tracce, Dolcino decide di spostarsi sulla Parete Calva, nel Vercellese, zona di cui è originario.
Da questa postazione sopraelevata e fortificata, gli Apostolici iniziano a saccheggiare le località più in basso, approfittando della rivolta già in atto in Val Sesia.
I Valsesiani scelgono di appoggiare il movimento, fornendo risorse e uomini armati.
Allo stesso modo, è pensabile che anche Matteo Visconti – capo del partito ghibellino nell’Italia del nord, cacciato da Milano dai Torriani, guelfi – fornisca aiuti importanti alle truppe di Dolcino che, allo stesso tempo, appoggiano concretamente il leader della potente famiglia lombarda.
Fra il 1306 ed il 1307, il principale avversario degli eretici è la famiglia Avogadro, detentore del potere politico e religioso nel Biellese.
Pur opponendo una strenua resistenza, i dolciniani non riescono a fronteggiare le truppe nemiche.
Fra il 9 ed il 10 marzo 1306, lasciando dietro i più deboli, abbandonano le postazioni sulla Parete Calva.
Il gruppo (circa mille uomini) intraprende una drammatica marcia notturna attraverso sentieri innevati e giunge nei pressi di Trivero, sul monte Zebello che fu poi chiamato Rubello o Rebello, in quanto vi si erano appunto stanziati i ribelli (oggi San Bernardo).
I dolciniani sono stremati dopo aver passato un inverno a cibarsi di fieno cotto, ma anche cani, topi, cavalli.
Decidono di saccheggiare i villaggi della zona per procurarsi cibo e rapiscono alcuni abitanti probabilmente come merce di scambio futura per i viveri, ma si fanno numerosi nemici nella popolazione locale.
Il vescovo Raniero Avogadro domanda a Clemente V che sia bandita una crociata e la ottiene.
Chiede aiuto ai signori guelfi della zona. Blocca ogni via d’accesso al monte. Gli eretici sono isolati. L’inverno del 1306 è quello della grande fame.
L’Anonimo Sincrono, nella sua Historia, sostiene che i ribelli arrivarono addirittura a cibarsi della carne degli uomini caduti in battaglia.
L’assedio coglie i suoi frutti. Il giovedì santo del 1307 (23 marzo), le truppe di Raniero sferrano l’attacco decisivo, molti Apostolici vengono uccisi e gettati in quel ruscello che diverrà poi Carnasco.
Dolcino e la sua donna, “la bella” Margherita, vengono catturati.
Dopo tre mesi, ottenuto il consenso del Papa, i due vengono consegnati al braccio secolare.
Il primo giugno del 1307, Dolcino e Margherita vengono torturati e arsi sul rogo.
San Benvenuto da Imola, nel suo Comentum Super Dantis Aldigherii Comoediam – composto circa settanta anni dopo i fatti del Rubello – parla di un Dolcino praticamente impassibile di fronte ai numerosi supplizi a cui venne sottoposto.
L’eresiarca assume definitivamente le fattezze di un demonio.
È, però, interessante rileggere le pagine de "Il nome della Rosa" di Umberto Eco.
In particolare, la confessione rilasciata da Remigio da Varagine, ex apostolico, interrogato da Bernardo Gui. Va precisato, è finzione, non trova riscontro in nessuna fonte storiografica giunta fino a noi.
Ma si mostra Dolcino sotto un’altra veste.
Egli non appare più come un diavolo.
Torna ad essere un uomo, giunto al termine della sua avventura terrena.
“E vidi Margherita tagliata a pezzi davanti agli occhi di Dolcino, e gridava, scannata che era, povero corpo che una notte avevo toccato anch'io... E mentre il suo cadavere straziato bruciava, furono su Dolcino, e gli strapparono il naso e i testicoli con tenaglie infuocate, e non è vero quello che han detto dopo, che non emise neppure un gemito.
Dolcino era alto e robusto, aveva una gran barba da diavolo e i capelli rossi che gli cadevano in anelli sugli omeri, era bello e potente quando ci guidava con un cappello a larghe falde, e la piuma, e la spada cinta sulla veste talare, Dolcino faceva paura agli uomini e faceva gridare di piacere le donne...
...Ma quando lo torturarono gridava di dolore anche lui, come una donna, come un vitello, perdeva sangue da tutte le ferite mentre lo portavano da un angolo all'altro, e continuavano a ferirlo poco, per mostrare quanto a lungo potesse vivere un emissario del demonio, e lui voleva morire, chiedeva che lo finissero, ma morì troppo tardi, quando giunse sul rogo, ed era un solo ammasso di carne sanguinante”.
LA RELIGIONE DEI CATARI - FEDE, DOTTRINE, RITI
di Jean Duvernoy
E' il primo lavoro complessivo sui Catari che utilizza i testi originali, scoperti e pubblicati dagli anni Quaranta in poi, dissolvendo così il luogo comune tradizionale di una religione misteriosa, cancellata dalla storia, che può essere ricostruita solo con difficoltà. L'opera affronta il dogma, la liturgia, il culto e l'ecclesiologia della religione catara e ne dimostra il carattere indubitabilmente unitario.
Sul finire del XII secolo la chiesa ispirò e diresse la crociata contro i catari o albigesi nel Mezzogiorno nella Francia.
Ci vollero vent'anni di guerra e cento di inquisizione per stroncare gli ultimi focolai eretici.
La crociata distrusse l'autonomia della civiltà provenzale.
La stessa logica repressiva colpirà poi altri gruppi eretici che reclamavano una chiesa libera dalle pastoie del potere.
Col rogo di Dolcino, capo carismatico degli apostolici, si annienterà anche l'autonomia della montagna valsesiana e biellese.
AMMAZZATELI TUTTI, DIO RICONOSCERA' I SUOI
"Fin dai tempi più antichi, il filo d'oro è il simbolo di un sapere che nasce dall'esperienza personale e che è libero dai condizionamenti istituzionali. E' un filo perché rappresenta la continuità di un'esperienza sempre antica e sempre nuova ed è esile perché in ogni generazione questa consapevolezza viene mantenuta da una minoranza di individui. Questo filo è d'oro perché è immortale: resta sempre, anche nei periodi più caotici e oscuri; a volte più apparente, a volte più nascosto."
Con la descrizione riportata qui sopra, Werner Weick ha deciso di aprire la maggior parte dei suoi documentari del ciclo intitolato, appunto, Il filo d'oro.
IL TERMINE GNOSTICISMO DERIVA DALLA PAROLA GRECA GNOSIS (CONOSCENZA).
LO GNOSTICISMO CRISTIANO HA UNA DOTTRINA DIVERSA DAL CRISTIANESIMO COMUNE,
LA SALVEZZA E' FRUTTO DELLA GNOSI (CONOSOCENZA), OVVERO IL RISVEGLIO DELL'ANIMA ATTRAVERSO LA SAPIENZA.
IL CRISTO SCENDE DIRETTAMENTE DAL PLEROMA, IL REGNO CELESTE, PER LIBERARE L'UMANITA' DALLA PRIGIONE DELLA CARNE E DALLE TRAPPOLE DEL MONDO MATERIALE.
IL PLEROMA PARADISIACO E' LA TOTALITA' DI TUTTO CIO' CHE CONSIDERIAMO "DIVINO" TUTTE LE EMANAZIONI DI DIO, L'ETERNO PRINCIPIO DIVINO DEL VERO DIO.
QUESTO MONDO IN CUI VIVIAMO E' CONTROLLATO DAGLI ARCONTI, GUARDIANI/OPPRESSORI, CONTROLLORI CHE INCATENANO L'UMANITA' NEL CICLO DELLE NASCITE E MORTI (REINCARNAZIONE), INGANNANDO LE LORO ANIME NEL PIACERE DEI SENSI ATTRAVERSO IL CORPO MATERIALE.
L' EONE SOPHIA (EMANAZIONE FEMMINILE DI DIO / DEA DELLA SAPIENZA) AUTO GENERO' UN ABORTO, OVVERO UNA CREATURA CHE NON APPARTENEVA AL PLEROMA.
QUESTO ALTRI NON E' CHE IL DEMIURGO, INTESO DAI CATARI COME IL DIO MALVAGIO DELL'ANTICO TESTAMENTO, (YAHWE' o GEOVA), UN DIO MINORE, CREATORE DELLA MATERIA, LA PRIGIONE DELL'UOMO ( nei testi gnostici a volte chiamato YALDA BAOTH , una creatura che non sarebbe mai dovuta esistere).
L' EONE CRISTO (EMANAZIONE DI DIO) DISCESE SULLA TERRA IN FORMA UMANA PER LIBERARE L'UMANITA' DAL PRINCIPE DI QUESTO MONDO, IL DEMIURGO, MOSTRANDO LA VIA PER IL RITORNO AL PLEROMA TRAMITE LA CONOSCENZA SEGRETA: LA GNOSI.
NELLO GNOSTICISMO SI APPRENDE CHE UNA VOLTA RISVEGLIATA LA NOSTRA COSCIENZA TRAMITE LA GNOSI POSSIAMO INTERAGIRE CON LA NOSTRA DIVINITA' INTERIORE, LA SCINTILLA DIVINA CHE RISIEDE IN NOI.
E' NECESSARIO MORIRE SIMBOLICAMENTE PER POI RESUSCITARE SPIRITUALMENTE AFFINCHE' TUTTI NOI, GRAZIE A QUESTA SORTA DI INIZIAZIONE A VITE NUOVA, POSSIAMO IMITARE L'ARCHETIPO (modello, marchio, esemplare, originale) DEL CRISTO E DIVENIRE ANCHE NOI "FIGLI DI DIO".
LA GNOSI - GNOSTICISMO CRISTIANO
La Gnosi si presenta come una meravigliosa conoscenza di prestigio, ma più che
un antico sapere, sembrerebbe una rivelazione misteriosa o di natura celeste.
Lo gnostico prova un profondo senso di solitudine, si sente gettato ed abbandonato in un mondo che non gli appartiene, la natura in cui si rispecchia è totalmente differente e lo porta continuamente a pensare alla sua origine e pienezza, in un altro mondo fatto esclusivamente di pura luce.
Lo gnostico si accorge ogni giorno di non appartenere a questo mondo, e non si meraviglia affatto nel sapere d’essere originario di un aldilà divino.
ENIGMA GESU' - LE FONTI DISSEPOLTE
MISTERO MARIA MADDALENA
Il suo pensiero lo conduce a credersi un eletto o un essere superiore,
ipercosmico, si sente continuamente esiliato dal suo regno di luce e prova dentro di sé una logorroica nostalgia della sua patria originaria.
UN CRISTIANESIMO PRIMA DEL CRISTIANESIMO
" VOI SIETE DI QUA GIU', IO SONO DI LASSU'; VOI SIETE DI QUESTO MONDO, IO NON SONO DI QUESTO MONDO".
(GIOVANNI 8:23)
" LA VERITA' NON E' VENUTA NUDA NEL MONDO, MA E' VENUTA IN SIMBOLI ED IMMAGINI. NON LA SI PUO' AFFERARRE' IN ALTRO MODO ".
(Vangelo di Filippo- Vangelo Gnostico)
Il Sufismo o Tasawwuf (arabo: تصوّف - taṣawwuf) è la forma di ricerca mistica (da "Mysticos", cioe' "pertinente l'iniziazione") tipica della cultura islamica.
Il sufismo viene a volte definito come l'unione antica del cristianesimo e del neoplatonismo, che diede vita ad una forma di ricerca interiore, il misticismo dell'Islam, rifiutata dalla maggior parte dei musulmani e seguita per lo più da una minoranza islamica e da alcuni sciiti.
Il sufismo é la scienza della conoscenza diretta di Dio; le sue dottrine e i suoi metodi sono derivati dal Corano, anche se il sufismo utilizza concetti derivati da fonti tanto greche come persiane antiche e indù.
Quindi, malgrado le idee prese in prestito da culture e religioni precedenti, si può affermare che l'essenza del sufismo sia prettamente islamica.
Il termine arabo "tasáwwuf" deriverebbe dalla lana (in arabo súf ) con cui erano intessuti gli umili panni dei primi mistici musulmani che per questo vennero chiamati "sufi", ma un'altra etimologia si rifà al vocabolo suffa, "portico" antistante la casa-moschea di Muhammad a Medina, sotto il quale si raccoglievano alcuni pii musulmani, ospitati volentieri dal Profeta per la loro povertà che s'accompagnava a un atteggiamento assai pio.
Altri riconducono il termine all'arabo safá' (purezza) o si richiamano alla collocazione dei sufi 'in prima fila' ( saff al-awwal ) al cospetto di Dio.
LA CAROVANA DELL'AMORE - LA SAGGEZZA SUFI
Storicamente, i sufi si sono raggruppati in organizzazioni chiamate tawaʾif (pl. di taʾifah) e anche, con un termine più conosciuto, turuq (pl. di tarīqa, "via").
Il termine tarīqa é ormai un vero e proprio termine tecnico che sta ad indicare la via esoterica dell'Islam.
Turuq sono pertanto le congregazioni di discepoli o confraternite islamiche che si riuniscono intorno ad un maestro per prendere parte agli esercizi spirituali (majālis) nei cenobi, denominati secondo la posizione geografica ribat, zāwiya, khānaqa, o tekke.
Alcune delle congregazioni più famose risalgono ai secoli XII e XIII, ma ne esistono anche di moderne.
Da una prima fase in cui l'esperienza sufi restò caratterizzata da un forte individualismo (Rābiʿa al-ʿAdawiyya, Maʿrūf al-Kharkhī, al-Hārith al-Muhāsibī, Dhū l-Nūn al-Misrī, Sahl al-Tustarī, al-Junayd ibn Muhammad), si passò verso il XII secolo alla creazione di turuq, con un numero più o meno ampio di discepoli (murīd, pl. murīdūn ) radunati attorno a un Maestro (shaykh in arabo, pir in persiano - che significano entrambi "anziano" - e dede in turco, lett. "nonno").
Di esse si ricordano in particolare la Qādiriyya, fondata nel dodicesimo secolo da ʿAbd al-Qādir al-Gīlānī; la Suhrawardiyya, fondata nel medesimo secolo da [Omar Suhrawardi e suo zio paterno Abu l-Najib Suhrawardi, da non confondere con Shihabbodin Yahya Suhrawardi, Shaykh al-Ishraq, la cui posterità è rappresentata dall'ordine degli Ishraqiyun (benché la loro comunità non abbia un'organizzazione esteriore )]; la Rifa'iyya, fondata da Ahmad al-Rifāʿī ancora nel dodicesimo secolo come la Kubrawiyya, fondata da Najm al-Din Kubra, la Shadhiliyya, fondata da Abū l-Hasan al-Shādhilī nel tredicesimo secolo, la Mawlawiyya, fondata nel tredicesimo secolo da Jalāl al-Dīn Rūmī di Konya, nota per i suoi dervisci roteanti; la Cishtiyya fondata da Muʿīn al-Dīn Cishtī e, forse la più vivace negli ultimi tempi, la Naqshbandiyya, fondata da Bahā al-Dīn Naqshbandī, entrambe queste ultime attive dal tredicesimo secolo.
Altri rami si sono innestati su quelli principali, è il caso della "Jarrahiyya" fondata da Nur al-Dīn al-Jarrāhī (1678-1721) - riforma dell'ordine "Khalwatiyya" (da cui la denominazione Jerrahi Halveti) fondata da ʿUmar al-Khalwatī o, secondo altri, da Muhammad ibn Nūr al-Bālisī o, ancora, da Yahyā al-Shirwānī al-Bākūbī.
La grande diffusione del sufismo non è tuttavia sempre vista di buon occhio dai musulmani ortodossi che ne sospettano talora una deriva antinomistica che porterebbe a trascurare il dispositivo formale della Legge religiosa in modo considerato arbitrario e peccaminoso.
Da qui l'ostilità di alcuni ambienti teologico-giuridici islamici ufficiali. Innanzi tutto di alcune propaggini del neo-hanbalismo che sottovalutano come Ahmad ibn Hanbal (m. 855), il fondatore della scuola giuridico-teologica che da lui prende il nome, fosse tutt'altro che ostile all'ambiente sufi, o che il hanbalita Ibn Taymiyya - vissuto in età mamelucca e considerato oggi come il massimo ispiratore dei movimenti "fondamentalistici" islamici - fosse anch'egli non sfavorevole a un'equilibrata pratica sufi, e che alcune sue dure prese di posizione contro il sufismo riguardavano essenzialmente chi maggiormente indulgeva a esagerazioni comportamentali (shatahāt) che scandalizzavano e scandalizzano ancor oggi il mondo sunnita ufficiale.
"AL TEMPO DEL PROFETA, IL TASAWWUF (sufismo) ERA UNA REALTÀ SENZA NOME.
OGGI IL TASAWWUF È UN NOME, MA POCHI SONO A CONOSCENZA DELLA SUA REALTÀ".
Oggi la Nazione Islamica ha bisogno di valenti studenti che osservino i corretti insegnamenti dell’Islam ('alimun 'aamil), che provino a fare del loro meglio per fare rivivere ciò che della religione islamica è stato distrutto nel corso degli anni, che siano in grado di discernere il giusto dal sbagliato, halal da haram, e che credano in Haqq e nel suo opposto Batil, senza avere paura di nessuno sulla via che conduce ad Allah.
Oggi i musulmani non hanno nessuno che li consigli o li guidi nell’insegnamento della loro religione e dei buoni comportamenti richiesti dall’Islam.
Al contrario, vediamo solo studenti che pretendono di sapere qualcosa, che impongono su chiunque le loro idee e credenze corrotte riguardo l’Islam.
Partecipano a qualsiasi incontro, discutendo e offrendo letture sull’Islam da una prospettiva ristretta e limitata, non secondo la guida dei Sahaba del Profeta o dei grandi Imam dell’Islam, né con il consenso della maggioranza dei musulmani.
Se gli studiosi volessero prestare ascolto alle loro coscienze e ritornare con fedeltà e sincerità all’Islam, senza subire gli influssi dei governi o di altri poteri che controllano i paesi musulmani con il loro denaro, dedicando se stessi unicamente alla da'wa, alla irshad e al ricordo di Allah e del suo Profeta (s), allora la situazione nel mondo islamico potrebbe veramente cambiare, e la vita dei musulmani ne trarrebbe enorme vantaggio.
La nostra speranza è che in questo nuovo anno islamico, il 1416, i musulmani di America e di tutto il mondo ritornino ad essere una sola cosa, tutti uniti da un’unica corda, la Corda di Allah, per mettere in pratica la Sunnah e la Shari'ah del Profeta Muhammad (s).
Se le persone provassero a voltarsi e a guardare con attenzione alla storia, scoprirebbero che dopo la preziosa opera dei Sahaba, (i Compagni del Profeta (s)), l’Islam si diffuse a occidente e oriente e fino all’oriente estremo attraverso la dawa' e la irshad degli studenti e dei seguaci del Tasawwuf (Sufismo), i quali seguirono la Vera Via dei Califfi del Profeta (s), radi-Allahu 'anhum. Essi furono gli studenti del vero Sufismo, che conserva gli insegnamenti del Qur'an e della Sunnah, e che mai si è allontanato da essi.
Il zuhd (ascetismo) islamico fiorì nel corso del primo secolo Hijri e si sviluppò nelle scuole che si basavano sui loro insegnamenti della Sunnah e della Shari'ah, diffusi dagli studenti zahid che divennero noti come Sufi.
Tra loro erano presenti i primi quattro Imam, l’Imam Malik, l’Imam Abu Hanifa, l’Imam Shafi'i e l’Imam Ahmad Ibn Hanbal, insieme all’Imam Abi 'Abdallah Muhammad AL-BUKHARI, Abul Husain MUSLIM bin al-Hajjaj, Abu 'Isa TIRMIDHI.
Tra gli altri erano presenti Hasan al-Basri, al-Junaid, l’Imam Awzai' e, in seguito, at-Tabarani, l’Imam Jalaluddin as-Suyuti, ibn Hajar al-Haythami, al-Jardani, ibn Qayyim al-Jawzi, l’Imam Muhyiddin bin Sharaf bin Mari bin Hassan bin Husain bin Hazam bin NAWAWI, l’Imam Abu Hamid GHAZALI, Sayyid Ahmad al-Farouqi Sirhindi, solo per nominarne alcuni.
Il mondo musulmano ha cominciato a conoscere l’Islam attraverso gli sforzi di questi studenti zahid, che erano noti come Sufi per la loro lealtà, sincerità e purezza di cuore.
Non vogliamo nascondere il fatto che, a quel tempo, alcuni nemici dell’Islam arrivarono ad adottare un approccio estremo, nascondendosi dietro il nome di Sufismo, pretendendo di essere Sufi e diffondendo allo stesso tempo strane idee con lo scopo di demolire i veri insegnamenti Sufi e di avvelenare le idee che la maggioranza dei musulmani avevano adottato a riguardo del Tasawwuf. Il vero Tasawwuf è basato sul zuhd e sulla Ihsan (purezza di cuore).
È noto che i grandi Imam del mondo musulmano, i cui insegnamenti vennero seguiti da tutti i paesi musulmani, avevano dei maestri Sufi.
L’Imam Malik, l’Imam Abu Hanifa, (il cui maestro fu Ja'far as-Sadiq), l’Imam Shafi' (che seguì Shayban ar-Rai') e l’Imam ibn Hanbal (il cui maestro fu Bishr al-Hafi), tutti costoro abbracciarono il Tasawwuf. Tutti i tribunali e le università dei paesi musulmani traggono i loro insegnamenti dalle scuole di questi quattro Imam, fino ai nostri giorni.
Ad esempio, Egitto, Libano, Giordania, Yemen, Djibouti e alcuni altri paesi seguono il madhhab di Shafi'i.
Sudan, Marocco, Tunisia, Algeria, Mauritania, Libia e Somalia seguono la scuola di Maliki. Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e alcuni altri paesi seguono la scuola di Hanbali.
Turchia, Pakistan, India, Ceylon e alcune delle repubbliche russe seguono la scuola di Hanafi.
I paesi musulmani che si trovano in Estremo Oriente seguono la scuola di Shafi.
La maggior parte dei tribunali dei paesi musulmani basano le loro fatwa sui dettami di queste quattro scuole, e tutte queste quattro scuole hanno accettato il Tasawwuf.
L’Imam Malik, nel suo famoso discorso, disse, "man tasawaffa wa lam yatafaqa faqad tazandaqa, wa man tafaqaha wa lam yatasawaf faqad tafasaq, wa man tasawaffa wa tafaqaha faqad tahaqaq." Che significa: " Chiunque ha studiato il Tasawwuf senza il Fiqh è un eretico, e chiunque ha studiato il Fiqh senza il Tasawwuf è corrotto, mentre chiunque ha studiato sia il Tasawwuf che il Fiqh troverà la Verità e la Realtà dell’Islam."
Al tempo in cui viaggiare era estremamente difficile, l’Islam si diffuse con sorprendente velocità grazie all’impegno disinteressato dei viaggiatori Sufi, ben istruiti nella disciplina ascetica (zuhd ad-dunya), che era richiesta a coloro i quali Allah aveva prescelto per un compito così nobile. La loro vita era dawa', e il loro sostentamento si basava su pane e acqua.
Attraverso una tale astinenza, essi furono in grado di raggiungere l’occidente e l’oriente estremo con la benedizione dell’Islam.
Durante il sesto e il settimo secolo Hijri, il Tasawwuf si diffuse in modo esponenziale grazie al progresso e agli sforzi dei maestri Sufi.
Ogni gruppo prendeva il nome dal proprio maestro Sufi, così da differenziarsi dagli altri gruppi.
Oggi, in modo analogo, ciascuna persona conserva il titolo che le viene conferito dalla università presso la quale si laurea.
Non è ovviamente necessario aggiungere che l’Islam rimane sempre lo stesso e che non varia di maestro in maestro, esattamente come non varia di università in università.
Comunque sia, nel passato gli studenti venivano influenzati dai buoni comportamenti e dalla ottima moralità dei loro maestri.
Per questo i musulmani erano sinceri e fedeli. Ma oggi i nostri studenti sono aridi, e l’Islam viene loro insegnato in università non musulmane da professori non musulmani (chi sa è in grado di intendere).
I maestri Sufi chiedevano ai loro studenti di accettare Allah come il loro Creatore, e il Profeta come il Suo Schiavo e Messaggero (s), di adorare il solo Allah e di abbandonare l’adorazione degli idoli, di pentirsi di fronte a Dio, di seguire la Sunnah del Profeta, di purificare i loro cuori, di liberarsi dagli errori e di correggere le loro credenze nella Unicità di Dio.
Venne loro insegnato di essere onesti e sinceri in tutte le loro azioni, di essere pazienti e timorati di Dio, di amare il prossimo, di dipendere da Dio, e di osservare tutti gli altri eccellenti comportamenti richiesti dall’Islam. Affinché potessero raggiungere tutte queste stazioni di sincerità e purezza, essi affidarono ai loro studenti diverse preghiere (du`a) che il Profeta (s), i suoi Sahaba e i Tabi'een avevano la consuetudine di recitare.
Venne loro insegnato il Dhikr-Allah, il ricordo di Allah, attraverso la lettura del Qur'an e dei dua' e tasbeeh degli Hadith, e attraverso la recitazione dei Nomi e degli Attributi di Allah in tahleel, tahmeed, takbeer, tamjeed e tasbeeh, secondo i molti ayat e hadith del Profeta sul Dhikr (che possono essere trovati in tutti i libri di Hadith, compresi Bukhari, Muslim, Tabarani, Ibn Majah, Abu Dawud, ecc., sotto il titolo Dhikr nell’Islam, a cui chiunque può fare riferimento).
Questi maestri Sufi (veri studenti) rinunciarono a posizioni di prestigio e fama, insieme al denaro e ad una vita materialistica, a differenza degli studenti dei nostri giorni, che rincorrono gloria e denaro.
Furono invece zahid e dipendenti da Allah, seguendo le sue parole: "ma khalaqtul Jinni wal Insi illa li-ya'budoon", che significa: "Non creammo i Jinn e l’Umanità se non per adorarMi."
Attraverso la loro modestia e zuhd, essi furono in grado di convincere le persone di buona volontà ad erigere moschee e dormitori (khaniqah) in località sparse per tutta la Ummah dell’Islam, offrendo gratuitamente cibo e ospitalità. Fu così che l’Islam si diffuse rapidamente di paese in paese, grazie ai khaniqah e alle moschee.
Questi luoghi, in cui i poveri potevano mangiare e dormire e i senza tetto potevano trovare un riparo, furono una cura per i cuori dei poveri e fecero da collegamento tra ricchi e poveri, tra neri, gialli, rossi e bianchi, tra arabi e non arabi. Il Profeta (s) disse nell’hadith, "Non vi è differenza tra arabi e non arabi, se non attraverso la rettitudine."
Questi luoghi fecero in modo che persone di tutte le razze e nazioni si ritrovassero insieme.
I Sufi si impegnarono a conservare la Sunnah e la Shari'ah.
La loro storia è piena di coraggio e privazioni sulla via di Allah, jihad fi sabeell-illah. Essi lasciarono i loro paesi e si dedicarono alla continua ricerca dei cuori delle persone, per convertire più gente possibile attraverso un solo metodo, che è l’amore.
Che è amare tutti senza distinzione di razza, età e sesso.
Essi vedevano in chiunque incontravano una persona meritevole di rispetto, e in particolare le donne, gli oppressi e i poveri. I Sufi erano come stelle luminose, risplendenti per tutto il mondo, sempre intenti a incoraggiare chiunque a 'jihad fi sabeel-illah', a lottare sulla via che porta ad Allah, a diffondere l’Islam, ad aiutare i poveri, i senza tetto e tutti gli indigenti, vicini e lontani.
Raggiunsero con il loro Iman il centro Asia fino a paesi come India, Pakistan, Tashkent, Bukhara, Daghistan, e altre regioni quali Cina, Malaysia, Indonesia, ecc.
I veri Sufi non si allontanarono mai dalla Shari'ah e dalla Sunnah del Profeta come pure dal Qur'an, a discapito della esuberanza delle parole estatiche di alcuni Sufi e di alcune spiegazioni che rivelarono la Grandezza di Dio e la misericordia e la purezza del Suo Amato Messaggero, l’Amato Muhammad (s).
Le due principali guide del Tasawwuf furono il Santo Qur'an e la Sunnah del Profeta (s), ed esso venne trasmesso attraverso l’idea di Islam di Sayiddina Abu Bakr (radi-Allahu 'anhu) e di Sayiddina Ali (karam-Allahu wajhah), che sono considerati i due maestri guida delle scuole di Sufismo. Sayiddina Abu Bakr (r) rappresentava una corrente del Tasawwuf.
Il Profeta ha detto a suo riguardo, "qualsiasi cosa Dio abbia riversato nel mio cuore, io la ho riversata nel cuore di Abu Bakr" "ma sab-Allahu fee sadree shayan illa wa sababtuhu fee sadree Abi Bakrin." (Hadiqa Nadiah, pubblicato nel Cairo, 1313 H. p. 9).
Allah disse nel Santo Qur'an: '...ebbene già lo ha assistito Iddio quando gli infedeli lo scacciarono, lui con un solo compagno, quando essi si trovavano nella caverna.' (9, 40).
E il Profeta disse in un altro hadith "il sole non è mai sorto meglio che su Abu Bakr, eccetto per i profeti." (fare riferimento a Suyuti, Storia dei Califfi, Cairo, 1952, p. 46). Esistono molti altri hadith che illustrano il percorso spirituale di Abu Bakr as-Siddiq.
L’altra corrente del Tasawwuf derivava da Sayiddina Ali (r), a riguardo del quale esiste un numero estremamente elevato di hadith che, a spiegarli, occuperebbero molte pagine. Infine, la Sunnah del Profeta e la Shari'ah, che rappresentano i doveri, e l’Ihsan, che rappresenta i buoni comportamenti, furono tutti incarnati nella figura degli studenti Sufi, ad iniziare da Sayiddina Abu Bakr (r), il primo califfo del Profeta (s) fino ad oggi.
Nel tredicesimo secolo Hijri (XIX A.C.) apparve una nuova scuola, influenzata dagli insegnamenti di due studenti dell’Islam del settimo secolo Hijri, (XIV A.C.).
Questa scuola rappresentava una nuova corrente di pensiero nell’Islam dal momento che, sebbene si basasse sulla scuola di Hanbali, si differenziava da essa sulla 'aqida (dottrina).
Benché anche questa scuola accettasse il Tasawwuf, essa mantenne una interpretazione notevolmente più ristretta e limitata rispetto alle prime Quattro Scuole in relazione a ciò che è permesso nell’Islam.
In seguito, i seguaci di questa scuola si allontanarono dagli insegnamenti originali dei fondatori, prodigandosi fino a livelli estremi nel muovere accuse contro i musulmani basandosi sulle fatwa degli studiosi moderni, i quali hanno adottato una interpretazione dell’Islam molto restrittiva e letterale, e sono andati contro il modo di pensare più seguito dai musulmani.
Queste nuove credenze si sono poi diffuse con grande rapidità nel corso di questo secolo con il supporto di una minoranza di musulmani, che seguono le loro personali idee e danno la loro personale interpretazione del Qur'an e della Sunnah.
Queste persone stanno adesso combattendo contro il Sufismo, provando a sminuire il coraggio e le privazioni dei Sufi che diffusero l’Islam in tutto il mondo durante i precedenti 1300 anni.
Come nazione musulmana, noi rispettiamo tutte le scuole presenti nell’Islam, senza discriminazioni. Detto questo, noi non accettiamo che qualcuno ci imponga le sue idee, dal momenti che stiamo seguendo gli insegnamenti accettati dalla maggioranza dei musulmani, i quali a loro volta accettano il Tasawwuf.
In America, siamo sorpresi di vedere negati e rigettati 1400 anni di storia e cultura islamica da una minoranza di studiosi e dalle loro personali interpretazioni, come se gli studiosi che durante questi 1400 anni seguirono le scuole Sufi e i quattro madhahib non esistano e non siano mai esistiti.
Per i nostri fratelli e sorelle, le informazioni qui presentate si riferiscono ai nomi di alcuni degli infiniti studiosi dei nostri giorni che seguono le scuole Sufi e i quattro madhahib (scuole giuridiche, plurale di madhab), che rappresentano la maggioranza dei musulmani di tutto il mondo islamico: Mufti d’Egitto, Hassanain Muhammad al-Mukhloof, membro della Lega Mondiale Musulmana, Muhammad at-Tayib an-Najjar, presidente della Sunnah and Shariah Intl. e presidente della Università di Azhar, Shaikh 'Abdallah Qanun al-Hassani, presidente degli Studenti del Marocco e deputato della Lega Islamica Mondiale, Dr. Hussaini Hashim, deputato di Azhar in Egitto e segretario generale dell’Istituto di ricerca della Mecca, as-Sayyid Hashim al-Rafai, precedente ministro della religione del Kuwait, as-Shaikh Sayyid Ahmad al-Awad, Mufti del Sudan, ash-Shaikh Malik al-Kandhalawi, presidente della Lega degli Studenti Islamici in Pakistan e presidente della Università di Ashrafiya, Ustaz Abdul Ghafoor al-Attar, presidente della Società degli autori in Arabia Saudita, Qadi Yusuf bin Ahmad as-Siddiqui, giudice della Corte Suprema del Bahrain, Muhammad Khazraji, Shaikh Ahmad ibn Muhammad bin Zabara, Mufti dello Yemen, ash-Shaikh Muhammad ash-Shadili an-Nivar, presidente della Università della Shariah in Tunisia, ash-Shaikh Khal al-Banani, presidente della Lega Islamica in Mauritania, Shaikh Muhammad Abdul Wahid Ahmad, ministro della religione in Egitto, Shaikh Muhammad bin Ali Habashi, presidente della Lega Islamica in Indonesia, Shaikh Ahmad Koftaro, Mufti della Siria, Shaikh Abu Saleh Mohammed al-Fattih al-Maliki di Ondurman, Sudan, Shaikh Muhammad Rashid Kabbani, Mufti del Libano, ash-Shaikh as-Sayyid Muhammad al-Maliki al-Hassani, professore di Shari'ah e insegnante presso le due Sante Moschee, Makka e Madina, e molti, molti altri ancora sparsi per tutti gli altri paesi arabi e musulmani.
Oh nostri amati fratelli e sorelle, padri e madri, figlie e figli: Islam è tolleranza (hilm), Islam è amore, Islam è Pace.
Islam è umiltà, Islam è perfezione. Islam è zuhd, Islam è Ihsan.
Islam significa relazionarsi. Islam significa famiglia. Islam è fratellanza. Islam significa eguaglianza.
Islam è un solo corpo. Islam è conoscenza. Islam è spiritualità.
Islam è sapere interiore ed esteriore.
ISLAM È SUFISMO.
IL SUFISMO È ISLAM.
Infine, Islam è Luce che Allah ci ha inviato attraverso il suo ultimo Messaggero Muhammad (s), il quale è il Vero simbolo dell’amore, il simbolo della conoscenza interiore ed esteriore, il simbolo della misericordia per tutti gli essere umani.
Egli è il nostro tramite con Dio. Egli è l’intercessore per tutti noi, senza dubbio alcuno, come dicono espressamente tutti i testi di fiqh. Possa Allah perdonarci tutti gli errori e le mancanze contenute in questa presentazione.
As-salaam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu, Il più povero dei poveri di fronte ad Allah, servo della Sunnah del Profeta.
Gabriele Mandel, docente universitario, scrittore, pittore, psicologo. Corsi di Laurea in linguistica, lettere classiche, psicologia, medicina e chirurgia; tre specializzazioni, dottorato di ricerca in archeologia.
Diploma di violino (armonia con Arrigo Pedrollo al Conservatorio Cannetti di Vicenza) e specializzazione di flauto con Gastone Tassinari. Laurea Honoris Causa dell'Università Statale di Konya (Turchia), che successivamente ha dedicato al suo nome la Biblioteca della Facoltà di Lettere.
Membro fondatore e membro del Consiglio direttivo dell'Università internazionale islamica Averroes di Córdoba (Spagna); già docente di entipologia alla Facoltà di Architettura di Torino; già docente di Storia dell'Arte e direttore dell'Istituto di Discipline artistiche all'Università IULM di Milano; è direttore della Facoltà di Psicologia all'Università Europea del Lavoro di Bruxelles (Belgio).
Commendatore al merito della Repubblica italiana per motu proprio del presidente Leone, Gran premio di cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, medaglia d'oro del presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d'oro per i benemeriti della Pubblica Istruzione, targa d'onore della Regione Lombardia, targa d'oro e Ambrogino d'oro del Comune di Milano, premio Mario Gromo alla Facoltà d'Architettura di Torino, targa d'onore di Martina Franca, premio San Valentino del Comune di Terni per la Letteratura, cittadino onorario di Agrate Brianza.
Medaglia d'onore del Parlamento turco; targa d'onore del Ministero turco della Cultura. In Francia: medaglia d'onore della Città di Parigi, cavaliere del Bene e Merito Pubblico, medaglia d'oro dell'Accademia d'Arti, Scienze e Lettere, palme accademiche, medaglia d'oro di San Luca.
Premio Dag Hammarshkoeld per la Pace.
Numerose targhe, premi d'arte e onorificenze ufficiali in Italia e all'estero.
Membro dell'Accademia Islamica di Cambridge e di numerose Accademie internazionali.
Già primo vice-presidente del Lions Club Milano Host; presidente fondatore del Lions Club Milano al Cenacolo.
Autore di 182 libri pubblicati dai maggiori editori italiani (Rizzoli, Mondadori, Rusconi, Longanesi, Edizioni San Paolo, Franco Maria Ricci, Bompiani, eccetera), molti dei quali tradotti in più lingue.
Giornalista pubblicista, segretario onorario della Organizzazione Mondiale della Stampa Diplomatica.
Il prof. Gabriele Mandel è stato il primo khalyfa in Italia dell'ordine sufi Jerrahi Halveti.
Ha fondato la tekke a Milano nel 2000 conducendola fino al 2010 anno della sua dipartita.
Ha fondato inoltre anche la tekke di Genova nel 2005 con il rito afagano antico dei naqsch, l'ordine a cui apparteneva anche suo padre e suo zio, guida dei naqschbandy in Afghanistan.
Come pittore, incisore e ceramista ha esposto in numerosi Musei ed Enti Pubblici (dalla Biennale di Venezia al Museo d'Arte Moderna di Parigi, di Liegi, Galliera di Parigi, eccetera).
156 mostre personali in Musei e Istituti pubblici, tra cui il Museo d'Arte di San Paolo di Brasile, i Musei di Tokyo, di Nuova Delhi, di Ankara, di Konya, di `Amman, di Samarkanda, di Belluno, Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, della Città di Milano, Centro san Fedele di Milano, Civico museo della Città di Milano, della Ceramica di Lodi, Civico Museo di Crema, della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, all'Abbazia di Chiaravalle, al Palazzo dell'Ayuntamiento di Córdoba, al Palazzo Dolmabahce di Istanbul (primo Museo di Stato turco), Lorenzelli Arte Milano. Hanno parlato di lui, tra gli altri: F.T.Marinetti 1944, Giulio Cisari 1946, Alberto Martini 1948, Maurice Utrillo 1949, Gregorio Sciltian 1951, Carlo Carrà 1951, Henri Matisse 1953, Luigi Bartolini 1953, Jean Cocteau 1953, S.E. Si Hamza Boubakeur 1985, S.E. il cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini 1991, Roberto Guiducci 1991, Vittorio Sgarbi 1992.
GABRIELE MANDEL E IL SUFISMO
Gabriele Mandel (Bologna, 1924 – Milano, 1 luglio 2010) è stato uno psicologo, scrittore e artista italiano di discendenza turco-afghana (Hetimandel), figlio di Jusuf Roberto Mandel.
Accademico autore di numerosi testi di arte, psicologia e poesia diversi dei quali tradotti in varie lingue.
Il Corano (arabo: القرآن, al-Qur’ān; letteralmente: "la lettura" o "la recitazione salmodiata") è il testo sacro della religione dell'Islam.
Per i musulmani il Corano, così come lo si legge oggi, rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Allāh (Dio) a Maometto (in arabo Muhammad) per un tramite angelico (Gabriele Arcangelo), e destinato ad ogni uomo sulla terra.
Il Corano è diviso in 114 capitoli, detti sūre, a loro volta divise in versetti (sing. āya, pl. āyyāt), per un totale di 6236.
Questo numero però varia per la redazione messa a punto in alcuni ambienti sciiti che vi comprendono infatti alcuni versetti riguardanti l'episodio del Ghadir Khumm e due intere sure, chiamate "sura delle due luci" (sūrat al-nūrayn ) e "sura della luogotenenza" (sūrat al-wilāya ).
Ogni sura, partendo da quella iniziale, comincia con: "Nel nome di Dio il misericordioso, il clemente", un versetto che è conteggiato tuttavia solo nella prima sura.
MAOMETTO
Maometto (arabo: محمد بن عبد الله بن عبد ﺍﻟﻤﻄﻠﺐ ﺍﻟﻬﺎﺷﻤﻲ , `Abū-l-Qasīm Muḥammad ibn `Abd Allāh ibn `Abd al-Muţţalīb al-Hāshimī; Mecca, 20 aprile 570 – Medina, 8 giugno 632) fu mercante di Mecca e il profeta dell'Islam, considerato dai musulmani l'ultimo fra essi e il più rilevante "messaggero" di Dio (Allah) (sigillo della profezia), incaricato da Dio stesso - attraverso l'Arcangelo Gabriele - di divulgare il suo verbo.
Maometto, secondo la tradizione, era solito ritirarsi a meditare in una grotta sul monte Hira vicino Mecca. Una notte, intorno all'anno 610, durante il mese di Ramadan, all'età di circa quarant'anni, gli apparve l'arcangelo Gabriele (in arabo Jibrīl o Jabrā'īl, ossia "potenza di Dio":
da "jabr", potenza, e "Allah", Dio) che lo esortò a diventare Messaggero (rasul) di Allah con le seguenti parole:
« Leggi, in nome del tuo Signore che ha creato, che ha creato l'uomo da un grumo di sangue. Leggi nel nome del tuo Signore il più generoso, che ha insegnato per mezzo del calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva »
MAOMETTO & IL CORANO
Terrorizzato da un'esperienza così anomala, Maometto credette di essere stato soggiogato dai jinn (Demoni) e quindi impazzito (majnūn, "impazzito", significa letteralmente "catturato dai jinn") tanto che, scosso da violenti tremori, cadde preda di un intenso sentimento di terrore.
Il termine arabo jinn (pl. jānn, in italiano spesso tradotto come "genio") indica, nella religione preislamica e in quella islamica, un'entità soprannaturale, intermedia fra mondo angelico e umanità, che ha per lo più carattere maligno, anche se in certi casi può esprimersi in maniera del tutto benevola e protettiva.
Secondo la tradizione islamica Maometto poté in quella sua prima esperienza teopatica sentire le rocce e gli alberi che gli parlavano.
Preso dal panico fuggì a precipizio dalla caverna in direzione della propria abitazione e nel girarsi vide Gabriele sovrastare con le sue ali immense l'intero orizzonte (per quel "gigantismo" che caratterizza le "realtà angeliche", anche in contesti diversi da quello islamico) e lo sentì rivelargli di essere stato prescelto da Dio come suo messaggero.
CRISTOLOGIA ISLAMICA
Il Corano riconosce a Maria madre di Gesù una suprema dignità, espressa già nel versetto citato della sura 3 versetto 42:
SURA III 42. "O Maria, Dio ti ha scelta e ti ha resa pura, al di sopra delle donne dell’universo (Alamin)".
Il Corano riconosce il Messia Gesù Cristo e la verginità di Maria.
Sulla base del Corano, i seguaci dell'Islam onorano la figura di Gesù (عيسى, ISSA - ʿĪsā in
arabo).
GESU' FIGLIO DI MARIA NELL'ISLAM
" E quando gli angeli dissero: " In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo.
O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che si inchinano ".
Ti riveliamo cose del mondo invisibile, perché tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria e non eri presente quando disputavano tra loro.
Quando gli angeli dissero: " O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente : il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti".
Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "è così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è."
E Allah gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torˆh e il Vangelo.
E [ne farà un] messaggero per i figli di Israele [che dirà loro]: "In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello.
E per volontà di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto.
E vi informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti!
[Sono stato mandato] a confermarvi la Torˆh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata. Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi.
In verità Allah è il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: ecco la retta via".
(CORANO - SURA III 42-51)
SURA XIX - SURA MARYAM (Maria)
LA CRISTOLOGIA NELL'ISLAM
L'Islam crede nel suo concepimento da Maria Vergine – definita appunto al-Batūl, "la Vergine" (III,47; XIX,20; XXI,91; LXVI,12).
Gesù è un grande profeta di Dio (ﺭﺴﻮﻝ الله , rasūl Allāh, IV,157; LXI,6; VI,85), ma di natura umana, e non divina (IV,171; V,75).
Ha compiuto miracoli «col permesso di Allah» (V,110): cosa che non fu concessa neanche a Maometto.
Non fu Gesù ad essere crocifisso e a morire in croce («qualcuno fu reso ai loro occhi simile a Lui», IV,157).
Ascese al Cielo (III,55), senza dunque risorgere («Iddio lo innalzò a Sé», IV,158).
In base al versetto «Egli non è che un Presagio per l'Ora» (XLIII,61), Gesù sarebbe destinato a tornare nel mondo, come Mahdi, prima del giorno del Giudizio, apparendo all'altezza del minareto cosiddetto "di ʿĪsā" nella Moschea degli Omayyadi di Damasco.
Il suo fine di combattere e sconfiggere il Dajjal (L'Impostore) sarà coronato da successo ed egli potrà avviare quindi un quarantennio di perfetta vita islamica sulla Terra, prima di morire di morte naturale ed essere sepolto a Medina, risorgendo subito dopo, nell'apocalittico Yawm al-dīn per il definitivo giudizio divino.
La necessità della sua morte sembra d'altronde coerente con l'assioma per cui a nessun uomo è concessa l'immortalità, tanto anche Maometto dovette morire nel 632.
Alcuni commentatori del Corano (tra cui Zamakhsharî e Baydâwî) sostengono che uno degli apostoli (magari Pietro) si sia offerto come "sostituto" per il maestro, nella speranza di ottenere il paradiso come ricompensa.
Tra le altre ipotesi avanzate circa l'identità del sostituto: Simone di Cirene, Giuda Iscariota, Satana, un soldato romano di nome Titanus, o un altro sconosciuto.
Il movimento della Ahmadiyya di Qādyān e di Lahore, in India – di origine islamica, ma considerato dai sunniti e dagli sciiti come eretico – afferma che Gesù non sarebbe morto in croce:
a loro detta il Cristo dalla Palestina fuggì in India, dove visse ancora per molti anni, fino a morire di vecchiaia a Srinagar, nel Kashmir: qui, in effetti, si trova un monumento tradizionalmente indicato come «la tomba di ‘Īsā».
“Da Adamo fino alla resurrezione dei morti non ci sono questioni più grandi/importanti di quella del DAJJAL (l’anticristo)”. (N.1812)
" Tra gli uomini vi è chi dice: "Crediamo in Allah (Dio) e nel Giorno del Giudizio!" e invece non sono credenti.
Cercano di ingannare Allah e coloro che credono, ma non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono.
Nei loro cuori c'è una malattia e Allah ha aggravato questa malattia. Avranno un castigo doloroso per la loro menzogna.
E quando si dice loro: "Non spargete la corruzione sulla terra", dicono: "Anzi, noi siamo dei conciliatori!".
Non sono forse questi i corruttori? Ma non se ne avvedono.
E quando si dice loro:"Credete come hanno creduto gli altri uomini", rispondono:"Dovremmo credere come hanno creduto gli stolti?". Non sono forse loro gli stolti? Ma non lo sanno.
Quando incontrano i credenti, dicono:"Crediamo"; ma quando sono soli con i loro Demoni, dicono:"Invero siamo dei vostri; non facciamo che burlarci di loro ".
(CORANO SURA II 8-14)