Misticismo - Esoterismo

La Rosa come Simbolo dell'Anima in evoluzione.

La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa

La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa
Dio, Teologia, Misticismo, Filosofia, Gnosi, Esoterismo.

venerdì 31 gennaio 2014

SALVE PELLEGRINI!






Benvenuti pellegrini!

Nell'Archivio Blog di questo sito troverete diverse informazioni inerenti all'Esoterismo e alla Spiritualità dove sono presenti argomenti che hanno come comune denominatore la Filosofia, la Teologia, il Misticismo, la Gnosi, l'Ermetismo, la Kabbalah.

Da secoli la condivisione di queste tematiche mirano al raggiungimento del perfezionamento del sè e, di conseguenza, di tutta la società. Queste antiche conoscenze venivano in passato custodite e al tempo stesso rivelate agli uomini con lo scopo di raggiungere nel migliore dei modi la realizzazione Spirituale.

Il Blog "La Mistica dell'Anima - Il Nettare della Rosa" è  lieto di proporre tali lavori di impronta spiritualista con la speranza, quantomeno, di aiutare a far riavvicinare il pellegrino anche di un solo piccolo passo verso quell'infinito e profondo oceano in cui risiede il Divino.

Buona ricerca e Buon "Viaggio".


"La Rosa come Simbolo dell'Anima in evoluzione".

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La Mistica dell'Anima - Trasformazione del Sè


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MICHELE P.



KRISHNA E LA METAFISICA DEL DIVINO AMORE di Michele Perrotta


















Finalmente, dopo quasi due anni di lavoro (ventitré mesi per l’esattezza), vi presento la mia ultima fatica:

"Krishna e la metafisica del Divino Amore".


Descrizione libro:

Questo saggio è un trattato sull’“Amore sacro”, una ricerca di impronta spiritualista che spazia dal profondo insegnamento mistico presente nella filosofia Vaishnava, una tradizione monoteista i cui insegnamenti discendono da antichi testi millenari dell’India, ai superni “principi di ordine universale” propri della metafisica; è sostanzialmente un inno a Dio e alla Bhakti. 



Per Bhakti si intende principalmente la “devozione”, “l’adorazione al Signore”, e il Bhakti Yoga è fondamentalmente il metodo primario e l’ultima tappa dello Yoga che porta all’abbandono totale dell’ego in onore dell’Amato per eccellenza: Dio, l’Essere Supremo,“ il perfetto sposo di ogni anima mistica”. 




La Bhakti, essendo pura devozione, va oltre la teologia e la filosofia, e, per sua stessa natura, trascende ogni forma di speculazione mentale; essendo puro amore, ha la tendenza ad unire e non a dividere. 


Tutte le tradizioni spirituali autentiche posseggono un duplice aspetto, religioso e metafisico; è definito essoterico (esteriore) l’aspetto religioso della dottrina, quello alla portata di tutti, ed esoterico (interiore), iniziatico, il suo aspetto metafisico. 


Per esoterismo intendiamo principalmente la scienza sacra legata all’intelletto e all’intuito che non si insegna per mezzo di studi specifici bensì si coglie come si colgono le idee illuminanti dal nulla; essendo una disciplina legata allo Spirito e, di conseguenza, ai principi universali senza tempo, l’esoterismo è un linguaggio totalmente trascendentale capace di trasportare la coscienza dell’individuo che sa cogliere gli aspetti più profondi e sensibili della realtà nelle dimensioni più   elevate del sè.     

                                         
                                         

                                     
L’intuito ha la facoltà di spogliare quasi completamente il “mondo della parola” in cui tutti quanti noi siamo in qualche modo incatenati mentalmente per far ritornare in sintonia la nostra coscienza con i “mondi superiori” o “mondo degli archetipi”, la dimensione elevata in cui risiedono gli “dèi”, “gli esseri celesti”, gli “angeli”, etc.

L'esoterismo è, in sostanza, un sentiero che va oltre il qui e ora. 


                                       

Questo lavoro è stato essenzialmente progettato con lo scopo di trasmettere almeno una piccola goccia di queste preziose nozioni presenti nel colossale insegnamento krishnaita della tradizione vaishnava. Per lo meno questo è il nostro augurio: toccando certe corde auspichiamo di far conoscere meglio il nobile spirito dell’antica India, e con esso i principi universali che da sempre lo accompagnano, e in qualche modo trasmetterlo nuovamente e con maggiore intensità nei cuori dei cosiddetti “innamorati di Dio”.



Il Bhakti Yoga è un sentiero spirituale per gli esseri protesi al divenire; è una via per coloro che non si rassegnano ad un destino ordinario, ma mirano, invece, al raggiungimento della trascendenza per ottenere la vera liberazione (da ogni tipo di condizionamento).

E’ un cammino pratico ed intimo proteso all’Amore assoluto.


                                         

Diversi yogi credono fermamente che nessun atto di culto sia paragonabile alla meditazione, il Bhakti Yoga ci insegna, invece, e in modo inequivocabile, che non può esistere alcuna autentica meditazione senza l’atto d’amore verso l’oggetto di culto più elevato, l’“amato per eccellenza”: Dio. 


In questo trattato verranno esaminati dettagliatamente importanti testi quali il Rāmāyaṇa, il Mahābhārata, la Bhagavad-Gita, lo Srimad Bhagavatam, Gītagovinda ed altri scritti fondamentali per l’accrescimento del sè.


Immergersi in questi immortali libri sacri trattati in quest’opera è come fare un viaggio alla ricerca del sé e lasciarsi alle spalle casa per andare incontro all’intero Universo: l’Io che si espande nell’universale per riconciliarsi con l’Assoluto.

                                       

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IL LIBRO


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Indice Capitoli: 

Introduzione al testo – Critica al mondo moderno e al suo processo di annichilimento dello Spirito di Michele Perrotta 

*Capitolo Uno – La Tradizione spirituale Vaishnava 
Noi siamo l’anima
I diversi modi per concepire Dio secondo il Vedanta 
Differenze tra i sistemi dualisti e i sistemi monistici (non-duali) 
Il Vaishnavismo o Vishnuismo 
Le differenti tipologie di Avatāra
La figura di Gesù nelle tradizioni orientali 
Le quattro Sampradāya Vaishnava e la Scuola di Caitanya 
Dottrine diverse ma non separate tra loro 
Differenze tra Gnosticismo e Vaishnavismo 


*Capitolo Due – L’Avatāra dorato: Sri Caitanya Mahaprabhu e la dottrina dell’Amore
Caitanya Mahaprabhu e il Maha-Mantra 
La catena spirituale da cui discendono questi insegnamenti sacri 
La vita di Caitanya Mahaprabhu e il suo nettare spirituale 
Struttura della Sri Caitanya-caritāmṛta 
La dipartita del discepolo amato: Haridasa Thakura 
Il sistema delle caste in India e le quattro tappe dell’iniziazione 


*Capitolo Tre – Gli insegnamenti sacri del Ramayana e del Mahabharata
Il Ramayana 
Struttura del Ramayana 
I sette capitoli del Ramayana 
Il Mahabharata 
Struttura del Mahabharata 
Kunti Devi, la Regina Kunti 
I Pandava 
Le ragioni della guerra e i potenti mezzi utilizzati 
Le regole di guerra 


*Capitolo Quattro – L’eterno insegnamento della Bhagavad Gita
La Bhagavad Gita, la “Canzone di Dio” 
La struttura della Bhagavad Gita 
La conoscenza trascendentale 
Cosa rappresenta la Bhagavad Gita per l’uomo odierno 
Krishna rivela la Sua vera natura ad Arjuna 
L’interpretazione esoterica del carro di Arjuna e le comparazioni con la Merkavah della mistica ebraica 
La caduta di Drona narrata nel Mahabharata 
La morte di Bhisma narrata nel Mahabharata e nello Srimad Bhagavatam 


*Capitolo Cinque – I “giochi divini” del Signore Supremo, Sri Krishna 
Sull’apparizione di Krishna e sull’incarnazione di Dio nell’ottica cristiana 
Krishna e Cristo – Realtà differenti, stessi principi universali
Struttura del Decimo Canto dello Srimad Bhagavatam 
Breve descrizione dei capitoli del Decimo Canto dello Srimad Bhagavatam 
L’avvento del Signore Supremo Sri Krishna e la strage degli innocenti 
I Līlā del Signore Supremo e la cosmogonia vishnuita 
Il flauto di Krishna affascina le Gopī – paragrafo tratto da “Il libro di Krishna” di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada 
La Danza Rāsa-Līlā – L’insegnamento misterico della danza sacra di Sri Krishna e il principio metafisico legato a Śakti 


Conclusioni 
Note 
Sezione immagini (26 immagini tradizionali con descrizione) 
Bibliografia 


[Pagine: 334 su carta avorio 120gr bianco e nero Copertina: patinata lucida 300gr plastificata lucida Rilegatura: brossura fresata]

                                        

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Potete ordinare il libro al seguente indirizzo:
https://www.youcanprint.it/corpo-mente-e-spirito-spiritualismo/krishna-e-la-metafisica-del-divino-amore-9788827843154.html

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MICHELE P.



giovedì 30 gennaio 2014

LA BIBBIA RIVELATA VOL. 2 - IL CORPO DI LUCE E IL SEGRETO DEL FIORE DELLA VITA di Michele Perrotta

















In questo secondo volume, l'autore esamina la conoscenza della Geometria Sacra, il codice della creazione, di come questo sapere custodito da gruppi iniziatici avesse a che fare con i principi energetici che sottendono a questa realtà.

Perchè tutto è vibrazione, ad iniziare dalla coscienza umana, vero seme di una scienza dello Spirito presente in ogni Tradizione, e che è definita Merkavah, Carro di Luce o Corpo di Gloria.

Oltre ai corpi sottili esisterebbe, per l’uomo che mira alla realizzazione spirituale, la possibilità di edificare ciò che gli alchimisti e i mistici denominano con il nome di “Corpo di Luce”, l’essenza stessa della prima creazione di Dio, che risiede nella creatura umana come scintilla divina.


In questa scintilla sono contenuti tutti i “talenti”, le potenzialità dell’essere.

Tale disciplina, oltre che nella tradizione cabbalistica, è ben radicata nel Cristianesimo delle origini, nel Sufismo, nello Yoga, nel Buddismo tantrico e nell’Alchimia.

Questa ricerca, dunque non mira solo alla rivisitazione della Bibbia, ma, soprattutto, alla comprensione del “senso nascosto” del messaggio di “restaurazione” all’interno di questi libri che formano l’Antico e il Nuovo Testamento.

La Bibbia fornisce istruzioni per un congiungimento con un qualcosa di più profondo e al tempo stesso elevato che mira non solo all’arricchimento interiore, ma al recupero di una condizione spirituale originaria e alla trasformazione dell’essere umano in qualcosa di superiore.


LA BIBBIA RIVELATA VOL.2 - IL CORPO DI LUCE E IL SEGRETO DEL FIORE DELLA VITA




SEZIONE CAPITOLI:

PREFAZIONE di Adriano Forgione

INTRODUZIONE AL TESTO:

• NELLA BIBBIA DIO E’ LUCE E FUOCO
• MATERIA E SPIRITO
• IL CORPO DI LUCE

CAPITOLO QUATTRO:

• INTRODUZIONE ALLA MERKABA
• L’ILLUMINAZIONE O RISVEGLIO BUDDICO
• GLI ERRORI DELLA PALEOASTRONAUTICA E DELLO SCIENTISMO
• IL SAPERE SEGRETO DELLE CONFRATERNITE INIZIATICHE
• COMPARAZIONI ESOTERICHE CON IL MONDO ORIENTALE
• L’INTERPRETAZIONE ESOTERICA DEI CHAKRA
• OGGI COME POTREBBE ESSERE DEFINITA SCIENTIFICAMENTE LA MERKABA?
• LEONARDO DA VINCI E LA RADIX DAVIDIS
• IL SAPERE DELL’OTTAVA
• L’ASPETTO NASCOSTO DEI TESTI SACRI

CAPITOLO CINQUE:

• MERKAVAH (IL CARRO O “GLORIA DI DIO”)
• I LIVELLI MULTIPLI O CIELI
• ETIMOLOGIA E ORIGINI DELLA MERKAVAH
• IL TETRAMORFO
• IL TETRAMORFO NELL’EBRAISMO
• IL TETRAMORFO NEL CRISTIANESIMO
• MA’ASEH MERKABAH – “OPERA DEL CARRO”
• HEKHALOT
• VERSETTI SUI RAPIMENTI MISTICI E SUL CORPO DI GLORIA
• ESOTERISMO APOCALITTICO E MISTICISMO DELLA MERKABAH di Gershom Scholem
• IL MISTICISMO DELLA MERKABAH di Gershom Scholem
• METATRON di Gershom Scholem
• LA REALIZZAZIONE SPIRITUALE E IL CORPO DI LUCE

CAPITOLO SEI:

• IL MISTICISMO E L’ESOTERISMO DI DANTE CELATO NELLA DIVINA COMMEDIA E IL FIORE DELLA VITA
• LA DONNA ANGELO DEI FEDELI D’AMORE E IL SEGRETO DELLA COSTELLAZIONE DEL CIGNO
• GIOACCHINO DA FIORE E LA RADIX DAVIDIS
• ANCORA SULL’INTERPRETAZONE “SOD” (ESOTERICA) DI MOSE’

CAPITOLO SETTE:

• IL CORPO DI GLORIA NEL VANGELO E NEL CRISTIANESIMO ESOTERICO
• PASSIONE, MORTE E RESURREZONE
• IL CORPO DI LUCE – IMMAGINE DELL’UOMO-SOLE (LA STELLA) NELLE TRADIZIONI ESOTERICHE E NEL TANTRISMO
• L’ANDROGINO E IL CULTO SEGRETO DEI TEMPLARI
• L’ORDINE DEL TEMPIO, IL NUMERO AUREO E LA FILOSOFIA RINASCIMENTALE SULL’ANIMA MUNDI E SULL’ARMONIA DELLE SFERE CELESTI
• L’INTERPRETAZIONE “SOD” (ESOTERICA) DELLA GENESI DOVE TUTTO EBBE ORIGINE
• SINTESI SULLA “CACCIATA DELL’EDEN” – LA STATUIFICAZIONE DELLE ANIME SPIRITUALI CONFINATE NELL’UNIVERSO MATERIALE
• SINTESI SULLA VIA PRATICA ADATTA AI GIORNI NOSTRI
• CONCLUSIONI

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LA BIBBIA RIVELATA VOL.2



«Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù:“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”.
Ma egli parlava del tempio del suo corpo».
(Giovanni 18:21)

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Il secondo Volume è possibile ordinarlo cliccando qui:http://www.booxtore.it/index.asp?itemId=3252

o chiamando il seguente numero di Tel. 06 9065049.

Qui puoi guardare l'intero catalogo della Xpublishing:
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http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-bibbia-rivelata-vol-ii-libro.php

Ibs:
https://www.ibs.it/bibbia-rivelata-vol-2-libro-michele-perrotta/e/9788897286240

Il Giardino dei Libri:
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la-bibbia-rivelata-volume-2-perrotta-libro.php?gclid=CM2Dh7KE4NACFQ8TGwodI9EMSg

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MICHELE P.




LA BIBBIA RIVELATA VOL.I - INIZIAZIONE AL LINGUAGGIO ESOTERICO DELLA SACRA SCRITTURA - VOL.I di Michele Perrotta















LA BIBBIA RIVELATA VOL.I - INIZIAZIONE AL LINGUAGGIO ESOTERICO DELLA SACRA SCRITTURA



La Bibbia non si preoccupa di riportare verità storiche quanto verità spirituali, proprio per questi motivi, la chiave di lettura non è letterale, ma simbolica.

In questo primo volume l'autore esamina le quattro chiavi di lettura della Bibbia per interpretare il senso esoterico e profondo del più famoso libro sacro di tutti i tempi.

Viene inoltre spiegato come la chiave letterale sia ritenuta dai mistici e dai cabalisti la meno importante rispetto alle altre più profonde nel loro significato teologico, simbolico, ed esoterico.

In questa ricerca più che l'aspetto storico viene esaltato l'aspetto archetipico, e con esso tutto ciò che ha a che fare con i simboli e con i numeri della Bibbia, perchè è in essi che si nasconde la verità ultima del suo significato occulto.


Questa ricerca, dunque non mira solo alla rivisitazione della Bibbia, ma, soprattutto, alla comprensione del "senso nascosto" del messaggio divino all'interno di questi libri che formano l'Antico e il Nuovo Testamento.

Viene anche analizzata la conoscenza Rosa+Croce della Bibbia e affrontato il tema della Radix Davidis.

La Bibbia fornisce istruzioni per un congiungimento con un qualcosa di più profondo e al tempo stesso elevato che mira non solo all'arricchimento interiore, ma al recupero di una condizione spirituale originaria e alla trasformazione dell'essere umano in qualcosa di superiore.


BREVE INTRODUZIONE

Qualsiasi dottrina è rilegata alla mente, ma la dottrina mistica, che corrisponde alla scienza delle verità superiori, invita la mente a trascendere se stessa.

I testi sacri sono tali non perché qualche istituzione religiosa lo ha deciso, essi sono sacri perché hanno un contenuto archetipico, simbolico, e detengono in sè numeri ben precisi che indicano diverse verità velate tra cui, non ultima, l’Alchimia trasformativa del sè.

Tra questi numeri spiccano coloro che hanno la matrice numerica di 8, 12 ed i loro multipli:

8-12-16-24-36-72.


Tutto questo, a detta di diversi iniziati ai misteri, proverrebbe da un altro piano di realtà.

Tali verità primordiali, o archetipi, sarebbero impulsi dell’Eterno proiettati e recepiti nel nostro mondo da noi esseri umani sotto diversi aspetti, gli stessi che sono inequivocabilmente connessi alla Luce, la fonte da cui tutto proviene.                                          


Secondo vari concetti spiritualisti la stessa nostra anima sarebbe comparabile ad una goccia di Luce di quell’infinito oceano che presso le filosofie orientali prende il nome di Brahman, l’aspetto impersonale di Dio e della verità assoluta.                                                      

Tutto ciò rappresenterebbe il linguaggio con cui parlerebbe il Creatore, o la sua “mente”, e che necessita del rapporto continuo con le creature.


I testi sacri risultano quindi essere a tutti gli effetti le vestigia di queste verità archetipiche che noi conosciamo attraverso il linguaggio di Dio: la Sacra Scrittura.

Coloro che hanno redatto tali libri erano a conoscenza di verità iniziatiche superiori, e tali verità dovevano essere custodite e al tempo stesso tramandate nei secoli attraverso la “fabula” o “novella”: l’aspetto esteriore di una determinata storia che proclama un importante annuncio o messaggio.

I simboli, presenti all’interno dei testi sacri e divenuti successivamente o iconografiche nel mondo dell’arte, o leggende più o meno veritiere nel folclore popolare, non sono altro che la sintesi stessa di  queste verità primordiali condivise a livello inconscio da tutta l’umanità provenienti dai regni superiori, le dimensioni spirituali.

I simboli non hanno un’appartenenza specifica, vengono “adottati” e adattati dalle diverse tradizioni sacre per far comprendere all’umanità, nel migliore dei modi, il medesimo messaggio se pur in modo differente.



Tali misteri non sono tuttavia penetrabili con la ragione, essi vengono assimilati correttamente solo dopo un’iniziazione, ovvero attraverso una morte simbolica che condurrebbe l’ego dell’iniziando a nuova vita (rinascita spirituale) offrendogli una visione del mondo, e di conseguenza della Sacra Scrittura e di tutto ciò che è inerente al sacro, del tutto nuova.

E’ qui che, in termini simbolici, la “Vergine” partorisce il Logos di Dio per la “salvezza” degli uomini.

E’ qui, dal “mondo delle idee” al mondo fisico, che gli archetipi si fanno “carne” e vengono accolti dalle genti, se pur in modo non del tutto cristallino.

Questo è il senso del termine “Concepire” (che sia esso un figlio e/o intendere o sviluppare idee, concetti, simboli, ragionamenti, etc.).                                                                                                                                  

Il simbolo ha di per sè una determinata funzione: far giungere nell’immediato, alla mèta, all’origine dell’archetipo, la mente che sa riconoscere ed interpretare il suo messaggio.

Secondo questa legge universale, derivante da un determinato linguaggio esoterico proprio degli iniziati, i testi sacri sarebbero realmente l’accesso per giungere o far ritorno nel regno di Dio onnipotente (El-Shaddaï).

Per accedere in questo luogo sacro, dove l’entrata è situata perennemente nel cuore di ogni mistico, dobbiamo inequivocabilmente essere umili, puri d’animo e veri discepoli dell’Amore.



Sono quattro le vie che, se unite, come le chiavi interpretative della Sacra Scrittura, conducono nel regno dell’Altissimo:

la conoscenza, la  contemplazione, la condotta, la trascendenza.











Ergo, per percorrere questo astruso cammino, è di fondamentale importanza immergersi in tali verità ed essere buoni pellegrini nel mondo, ma non per perpetuare nel mondo, poiché, come Dio, noi non siamo di questo mondo.  


« Gesù disse, “Quando vedrete uno che non è nato da una donna, prostratevi e adoratelo. Quello è il vostro Padre.”
Gesù disse, “Forse la gente pensa che io sia venuto a portare la pace nel mondo. Non sanno che sono venuto a portare il conflitto nel mondo: fuoco, ferro, guerra. Perché saranno in cinque in una casa: ce ne saranno tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, e saranno soli.”     Gesù disse, “Vi offrirò quello che nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha udito, nessuna mano ha toccato, quello che non è apparso nel cuore degli uomini.”                                                                       I discepoli dissero a Gesù, “Dicci, come verrà la nostra fine?”                                                                 Gesù disse, “Avete dunque trovato il principio, che cercate la fine? Vedete, la fine sarà dove è il principio. Beato colui che si situa al principio: perché conoscerà la fine e non sperimenterà la morte.”   Gesù disse, “Beato colui che nacque prima di nascere” ».                                                                  (Vangelo di Tommaso 15-19 – Vangelo Gnostico)                                                                    



Michele Perrotta.

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SEZIONE CAPITOLI  - PRIMO VOLUME (288 Pagine + Illustrazioni):

Dedica e presentazione iniziale

PREFAZIONE di Adriano Forgione

PREFAZIONE dell'autore


INTRODUZIONE AL TESTO
ESOTERISMO ED ESSOTERISMO
V.I.T.R.I.O.L.

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CAPITOLO UNO:

STRUTTURA DELL’ANTICO TESTAMENTO
CONTENUTI
PANORAMA STORICO DEI PERSONAGGI PIU’ IMPORTANTI DELLA BIBBIA E LE DATE APPROSSIMATIVE
DOVEROSA PREMESSA
LA CHIAVE LETTERALE: CRITICA AL “SIGNORE DIO”, IL DIO GELOSO DELL’ANTICO TESTAMENTO
MOSE’ E LA SCIENZA DEI MAGI
L’ALLEANZA TRA IL “SIGNORE DIO” E MOSE’
GIOSUE’ IL CONQUISTATORE
DIFFERENZE TRA ANTICO E NUOVO TESTAMENTO E IL SACERDOZIO DI MELCHISEDECH  

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CAPITOLO DUE:

LA KABBALAH E IL MISTICISMO EBRAICO
IL CERVELLO UMANO NELL’INSEGNAMENTO ESOTERICO
IL SISTEMA PARDES E I QUATTRO LIVELLI D’INTERPRETAZIONE
I SETTE SENTIERI DELLA TORAH di Abramo Abulafia
CONCLUSIONI SULL’INTERPRETAZIONE DELLA BIBBIA E LE COMPARAZIONI CON LA DIVINA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI
LA CHIAVE “SOD” (ESOTERICA): MOSE’
LA CHIAVE “SOD” (ESOTERICA): GIOSUE’
IL PERIODO DEI GIUDICI
LA CHIAVE “SOD” (ESOTERICA): SANSONE
IL NAZIREATO
LA  CHIAVE DI LETTURA ASTROLOGICA SU CRISTO        

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CAPITOLO TRE:

RE DAVIDE
GLI EVENTI
UN RE PER ISRAELE
SAMUELE, PROFETA DELL’ANTICO TESTAMENTO
IL VOTO DI NAZIREATO DEL PROFETA SAMUELE
LA “CASA DI DAVID” – LA STIRPE DAVIDICA DA CUI PROVERRA’ IL MESSIA SANTO
L’ORIGINE DELLA RADIX DAVIDIS – LA STIRPE DI GIUDA E IL SIMBOLISMO DEL PELLICANO E DELLA ROSA
GIUSEPPE D’ARIMATEA, LA RADIX DAVIDIS E I ROSA+CROCE
LA NOSTRA IPOTESI SU CHI POTREBBE AVER  REDATTO I VANGELI
IL VANGELO
LE INFLUENZE ESSENE
LA CHIAVE “SOD” (ESOTERICA) DEL VANGELO
IL VELO DEL VANGELO
IL CRISTO
“DOVE VADO IO, VOI NON POTETE VENIRE”
LE PROFEZIOE DELL’ANTICO TESTAMENTO SU GESU’ CRISTO E IL LORO COMPIMENTO
IL REGNO DELL’ETERNO


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« Salmo. Di Davide.  L’Eterno (il Signore) è il mio pastore:  non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare  ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,  per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura,  non temerei alcun male, perché tu sei con me.  Il tuo bastone e il tuo vincastro  mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa  sotto gli occhi dei miei nemici;  cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.  Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni ». (SALMO 23)

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Il libro è disponibile su Booxtore:
http://www.booxtore.it/index.asp?itemId=3219

Per ordinare in Contrassegno telefonate al numero 06.9065049

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MICHELE P.



mercoledì 29 gennaio 2014

L'ESSENZA E LA FUNZIONE PRIMARIA DELL'ESOTERISMO di Michele Perrotta











L’Esoterismo, e questo è sempre bene rimarcarlo, non ha niente a che vedere con l’Occultismo, dove sono presenti dottrine o fenomeni quali lo “Spiritismo” ed il “Satanismo”, o con altre pratiche sinistre orientate a far accrescere il male.


Il terminine “Esotèrico” (dal latino tardo esoterĭcus, dal greco ἐσωτερικός) deriva dalla parola ἔσω “dentro” o “interno/interiore”.


L'Esoterismo, attraverso lo studio di ciò che è celato (nascosto/sotterraneo) nei simboli (vedere la Nota 1) e nelle storie presenti nelle varie dottrine,  scova e “risuscita” gli archetipi, le impronte originarie, le verità primordiali presenti in noi, rendendole in armonia con ciò che questa “scienza” considera la Tradizione ancestrale da cui tutto discenderebbe (concetto cardine del “Perennialismo”).


l’Esoterismo è, in sostanza, quella disciplina che segue il “metodo tradizionale” che ha come funzione principale quella di saper mettere bene in luce le costanti e gli archetipi per quanto concerne i simboli, le vicende, i personaggi, i luoghi e le situazioni dei vari argomenti esaminati, ne compara i significati con altre discipline, e ne palesa il loro contenuto metafisico che, come ben sappiamo, essendo al di là di ogni credo e di ogni dottrina, è universale.


Ed è proprio questo il lavoro che il vero esoterista è chiamato a fare, specialmente perché egli considera le religioni (non tutte) rami diversi dello stesso albero generato dal seme dell’arcaica e pura Tradizione; in pratica costui concepisce le varie dottrine come abiti diversi che ricoprono in realtà le medesime leggi celesti: i “principi di ordine universale”.




Che ci piaccia ammetterlo o no, il contenuto simbolico presente nei testi sacri, che da sempre e per sempre riguarda tutti quanti noi, domina il pensiero antico di un tempo eterno. 

Le religioni debbano quindi essere intese come abiti diversi che ricoprono da sempre le medesime leggi universali del Divino e non come vie settarie chiuse all’incontro tra le diverse fedi: sono linguaggi distinti che tentano di decodificare, decifrare, e spiegare la medesima “Realtà Suprema”.


Motivo per cui l’Esoterismo è ritenuto, da chi ha raggiunto certi gradi di consapevolezza, di estrema e fondamentale importanza per l’essere condizionato che vuol far accrescere in questo mondo la sua parte più nobile: l’anima.


Per far comprendere con un esempio pratico come l’aspetto nascosto (esoterico/interiore) sia utile e di fondamentale importanza quanto quello esteriore (essoterico) lo compariamo ad uno strumento musicale in piena attività il quale, pur essendo costituito da elementi materiali, fornisce all’ambiente in cui tutti quanti noi viviamo la musica che è, per sua natura, immateriale (non può essere afferrata, né misurata e nè pesata con gli strumenti mondani). 




L’aspetto nascosto, in questo caso la musica, diventa in questo senso più importante di quello visivo (lo strumento) poiché sarebbe sostanzialmente il frutto stesso di tutto un determinato processo che diviene vivente e presente nel nostro mondo, esattamente come una dolce melodia ben suonata da dei violini utilizzati da eccelsi musicisti.









Per ottenere tutto ciò è palesemente ovvio che c’è bisogno di entrambe le cose: gli strumenti, e con essi i musicisti, e la musica.


L’Esoterismo è quindi la “scienza sacra” legata all’intelletto e all’intuito che non si insegna per mezzo di studi specifici bensì si coglie come si colgono le idee illuminanti dal nulla; essendo una disciplina legata allo Spirito e, di conseguenza, ai principi universali senza tempo, l’Esoterismo è un linguaggio totalmente trascendentale capace di trasportare la coscienza dell’individuo che sa cogliere gli aspetti più profondi e sensibili della realtà nelle dimensioni più  elevate del sè.                                                                                                                                   

L’intuito ha la facoltà di spogliare quasi completamente il “mondo della parola” in cui tutti quanti noi siamo in qualche modo incatenati mentalmente per far ritornare in sintonia la nostra coscienza con i “mondi superiori” o “mondo degli archetipi”, dove risiedono gli “dèi”, “gli esseri celesti”, “le muse”, gli “angeli”, gli “spiriti guida”, le “idee”, etc., etc.


Un esoterista serio, attraverso lo studio di ciò che è celato nei simboli e nelle storie presenti nelle varie dottrine, deve riuscire ad intuire e a scovare le impronte originarie, le verità primordiali, rendendole in armonia con ciò che egli considera la Tradizione ancestrale da cui tutto discenderebbe. 

L'Esoterismo è il ponte invisibile che unisce la Metafisica al mondo della materia.


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* [Nota 1:
Il termine “simbolo”, da Symballo (συμβάλλω), deriva dall’unione del prefisso σύμ- (sym), “insieme” con il verbo greco βάλλω (ballo) “getto”, letteralmente esprime l’equivalente di “unire”, “mettere insieme”, “armonizzare”, “ricongiungere”.
Il simbolo, per sua stessa natura, tende in qualche modo a riavvicinare, se non addirittura a ricondurre, le anime individuali ad un qualcosa di superiore. Questo termine si differenzia dalla parola “diaballo”, ovvero il “diavolo”, che deriva dal latino tardo “Diabŏlus”, traduzione del termine greco Διάβολος, Diábolos: “colui che divide”, “il separatore”.
La via del simbolo, a differenza di quella diabolica, è dunque una strada che conduce alla trascendenza e all’unione della nostra anima, dispersa nel regno materiale dove esiste lo spazio e il tempo, con il Creatore, l’Essere Supremo.

Per maggiori info. su queste tematiche potete acquistare il libro “Krishna e la metafisica del Divino Amore” di Michele Perrotta cliccando nel seguente link:
https://www.youcanprint.it/corpo-mente-e-spirito-spiritualismo/krishna-e-la-metafisica-del-divino-amore-9788827843154.html]


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MICHELE P.



DISAMINA ESOTERICA SULLA ŚAKTI (SHAKTI) di Michele Perrotta










Le tante informazioni che troverete all’interno di questo post sono tratte da vari paragrafi presenti nel saggio “Krishna e la metafisica del Divino Amore” di Michele Perrotta.

[Per comprendere nel migliore dei modi il contenuto di questo scritto si consiglia di leggere l’intero libro -in fondo alla pagina troverete il link per acquistare il cartaceo-]


… Iniziamo col dire che il Tantrismo, affiorato nella civiltà indo-aria nei primi secoli dell’era cristiana (IV-V sec. D.C.), nonostante alcune leggende collocano la sua origine intorno a 5500 anni fa, intende collocarsi al di là del dualismo (Samkhya); superando la dualità esso si incentra ad ottenere lo stato androgino dell’essere (in alchimia chiamato Rebis) attraverso l’unione di Śiva (Shiva), la divinità centrale del Tantrismo e rappresentazione del maschile, e Śakti (Shakti), sua “consorte” e simbolo della divina “Potenza”, dell’energia del cosmo e dell’intelligenza creatrice.


Il Tantrismo è un sistema di pratiche e dottrine di forte impronta mistica ed esoterica. Nato come sviluppo interno delle religioni indiane, le ha talmente caratterizzate che a partire da un certo periodo in poi nell’Induismo, così come anche in gran parte del Buddismo, nessuna corrente è sfuggita alla sua influenza.

Sul piano delle pratiche spirituali il Tantrismo ha senza dubbi portato notevoli sviluppi di estrema sottigliezza nel campo della metafisica.

Già nei primi secoli dal suo sviluppo la tradizione Indù aveva fatto distinzione tra l’insegnamento vedico (Vaidika) e quello tantrico (Tāntrika); in quel periodo erano sostanzialmente apparse di fronte due forme di “rivelazione” differenti, la prima più “ortodossa” rispetto all’altra (nonostante quest’ultima sembrava essere più adatta ai bisogni dell’epoca).




Queste due vie persistevano fianco a fianco e talvolta risultavano essere persino in simbiosi l’una con l’altra tanto erano ben vive all’interno del contesto tradizionale.


A differenza degli insegnamenti presenti nell’Induismo tradizionale, nel Tantrismo il mondo non è Māya, un’energia illusoria creata da Īśhvara, il Signore Supremo, ma Potenza: è Śakti.

Le tecniche tantriche basate sulla Śakti (Shakti sādhana), oltre ad essere strettamente iniziatiche, sarebbero le più efficaci nell’Era attuale ed esse sono volte a facilitare la liberazione rispetto alle dottrine filosofiche precedenti.

I Tantra hanno infatti la pretesa di essere più pratici rispetto agli antichi insegnamenti ritenuti incompleti o del tutto vani nell’attuale epoca.


Questa divina energia, che pervade tutto il Cosmo, come abbiamo appena indicato, è personificata da Śakti, ovvero da colei che secondo i principi dei Tantra diventa attiva nell’impassibilità di Shiva portando frutto: distruzione/trasformazione.

Essa incarna sostanzialmente la Grande Devī, la Madre dell’Universo, che, in quanto “Forza Vitale” (Shakti-Kundalinī), risiede come energia eterica nel corpo dell’uomo nel punto più basso, sotto la colonna vertebrale, mentre Shiva si realizza nel più alto centro celebrale, la Corona o Sahasrāra padma Chakra.

                                         
 
Il compimento dello Yoga Tantrico è l’unione tra queste due forze divine nel corpo dell’iniziato.


                                

Tutto ciò è alla base del principio metafisico dell’unione di Puruṣa (principio maschile immutabile e luminoso del Divino e/o dell’Uomo Cosmico) e Prakṛti (“natura” o “manifestazione”, associata all’energia femminile) che renderebbe, per mezzo di forze interne e attraverso specifici processi spirituali, libero l’uomo dalla dualità (Laya o “dissoluzione”). 


Nel corso dei secoli la personificazione di Śakti ha trovato spazio nei vari culti delle numerose divinità femminili o Devī.




Nello Yoga tantrico la Realtà Suprema viene concepita come Coscienza pura e Shiva e Śakti costituiscono i due aspetti dell’unico Brahman.


Lo spirito presente nell’uomo è lo Spirito unico del Divino che risiede in tutte le cose e che, come oggetto di culto, è il Signore (Īśhvara), l’Essere Supremo, da non confondersi con la Manifestazione suprema (Īśhvari).

Shiva e Shakti sono in sostanza inseparabili e simboleggiano la realtà informale della Coscienza (Shiva) unita alla Potenza (Śakti).


Presso lo Shivaismo Shiva è l’Essere Supremo ed assume i tratti sia del Creatore, sia del distruttore.

Nello Shivaismo monistico kashmiro, considerato una delle vette del pensiero filosofico e religioso indiano, spiccano le opere di Abhinavagupta (950 – 1020 D.C.) tra cui il notorio testo Tantrāloka, un’opera che presenta la sintesi dei Tantra monistici e delle dottrine principali dello Shivaismo.


                                             

Secondo la tradizionae indiana Shiva è il distruttore dei mondi per eccellenza, soprattutto grazie alla sua celeberrima “danza distruttrice”, ma nelle assunzioni tantriche è, quando unito ad una delle sue consorti, il veicolo primario per la trascendenza.

In questa tradizione Rudra (altro nome di Shiva) è colui che viene indicato come “Signore della Folgore”, personificazione stessa della divinità distruttiva o “dio della morte”; Shiva è la divinità iniziatica per eccellenza, è colui che uccide il corpo vecchio dello yogi, più esattamente del Siddha (l’uomo realizzato), per trasformarlo e vivificarlo in un corpo nuovo, il Corpo di Luce (Folgore/Diamante o Corpo Adamantino).

                                           


Questa perfetta unione simbolica di Amore cosmico è, sempre secondo l’aspetto tantrico, simboleggiata anche da Krishna e Radha (Radharani), la Gopī preferita da Sri Bhagavān Krishna.

Nonostante fosse una donna sposata Radha è la devota per eccellenza ed è considerata, di conseguenza, “l’amante perfetta del Signore” e “Sua eterna compagna”.


È doveroso per noi precisare che questa relazione e questa unione tra le due figure in questione non ha niente a che vedere con l’amore mondano che tende a consumarsi nel piano fisico bensì con un amore del tutto spirituale (questo concetto lo rimarcheremo più volte nel corso di questo trattato).


Radha rappresenta inoltre l’energia femminile di Dio: “Hare”.

                                  

La formula “Hare Krishna” indica, infatti, il completamento dell’energia femminile del Divino personificata da Srimati Radharani unita a quella maschile del Signore stesso, Sri Krishna.

I Bhakta si focalizzano proprio su questo rapporto mistico di “unione” o “sposalizio” tra l’umano e il Signore; si tratta di una relazione che cresce continuamente nell’intimo di ogni puro devoto e che, similmente ai concetti metafisici dello Yoga Tantrico, veicola le emozioni indirizzandole in stadi superiori del sé attraverso questa sublime “sizigia” (“congiunzione”).

Nel Vaishnavismo il culmine di questo tipo di raccoglimento viene esposto negli insegnamenti esoterici della Danza Rāsa-Līlā in cui Krishna balla con tutte le Gopī pur restando Uno.


Secondo la tradizione vaishnava le Gopī sono divise in cinque gruppi, di cui il più importante è quello delle Parama-prestha-sakhi costituito dalle otto Gopī principali: Lalita, Visakha, Citra, Indulekha, Campakalata, Tungavidya, Rangadevi e Sudevi. 



Molti dettagli della loro vita e del loro servizio: l’età, il carattere, il temperamento, il colore della pelle, etc., sono descritti nella vasta letteratura vaishnava.


Tutti questi elementi costituiscono la base per una meditazione interiore o Sadhana, finalizzata a portare il devoto nel regno spirituale.

Attraverso questa pratica si sviluppa gradualmente Prema, l’Amore per Krishna.

Di questo insegnamento trascendentale, di natura esclusivamente iniziatica, insieme ai principi metafisici presenti nello Yoga tantrico, ne parleremo alla fine di questo nostro lavoro…

                                           

 I seguaci dello Shivaismo sono chiamati “Śivaiti” (Shivaiti) o “Śaiva”, mentre gli adoratori della Śakti, ossia dell’aspetto di Dio sotto specie di “Madre” e “Potenza suprema dell’universo”, sono chiamati Shakta. 


Shiva e Shakti (Śakti) sono i rappresentanti principali, come abbiamo più volte indicato, del Tantrismo, il sistema non-duale di cui abbiamo accennato all’inizio di questo nostro saggio, mentre gli Shakta (cultori dello Shaktismo) sostengono di essere un tutt’uno con Shakti e che tutto quello che percepiscono altro non è che lei nelle svariate forme.


Lo Shaktismo, dove si esaltano gli aspetti delle Devī (Lakshmi, Pārvatī, Sarasvatī, Sati, Tripurasundarī, Durgā, Kālī, etc.) e con esso alcuni precetti dello Yoga tantrico, trovarono spazio anche in certi movimenti esoterici dell’Europa medievale come in quello dei “Fedeli d’Amore” di cui Dante Alighieri (1285-1321), così come Guido Cavalcanti (1255-1300), Francesco Petrarca (1304-1374) e Giovanni Boccaccio (1313-1375), fecero parte.


La “Beatrice” descritta dal Sommo Poeta nella sua opera più famosa, La Divina Commedia, oltre ad essere un “simulacro della Santa Sapienza” (come lo è la Sophia della Gnosi), è la “donna angelo”, la “madonna intelligenza” o “perfezione celeste”, è, in sostanza, la rappresentazione simbolica di Shakti-Kundalinī, l’eterna amata che accompagna il nostro vero Io, in questo caso Dante, nei regni superiori, gli stati elevati del sé: nel Paradiso:


“ Gloriosa donna della mia mente … fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapevano che sì chiamare” (non sapevano di cosa veramente si trattasse).
(Vita Nova I,2)

 

Nel Canto XIX del “Paradiso” (Divina Commedia), Dante colloca addirittura nel regno celeste alcune anime provenienti dalle “rive dell’Indo” (India), nonostante queste non abbiamo mai “conosciuto” Cristo in vita loro (non sono venute a conoscenza dei suoi precetti). 


In questi splendidi versi vi sono richiami non di poco conto sull’importanza che il Sommo Poeta dava alla metafisica “orientale”, la stessa che, secondo Dante, era in grado di elevare le anime nella dimensione più eccelsa: il “Regno dei Cieli”.


Restando sempre in tema di trascendenza, alla stessa maniera di Dioniso, la divinità dell’Olimpo greco connessa ai riti misterici, Shiva veniva considerato in queste confraternite un archetipo dell’iniziazione esoterica; egli sostanzialmente rappresentava, e rappresenta tutt'oggi, quando è unito alla sua amata, il vettore principale del potere energetico e vitale che si cela in tutta la manifestazione oltre che nell’uomo.

                                     


I culti dionisiaci, rifioriti in Occidente durante Rinascimento, dove erano presenti l’assunzione di “bevande sacre” e “danze iniziatiche”, vengono spesso comparati agli insegnamenti shivaiti per le loro affinità simboliche e non solo.


Secondo il mito Dioniso era considerato dai greci un “dio di origine straniera” ed il suo culto segreto era spesso contornato dall’orgiasmo delle baccanti che si univano con la divinità in preda all’ebbrezza per cercare in tal modo di trascendere la pesantezza del mondo.


Alla stessa maniera dello Shivaismo tantrico, in queste pratiche venivano esaltati gli aspetti energetici nascosti nell’essere umano volti all’ascesi mistica.


Le figure di Shiva e Dioniso sono da sempre strettamente legate alla rinascita interiore dell’essere.

Una leggenda addirittura vuole che Dioniso fuggì dalla Grecia per andare in India dove incontrò Shiva e, mentre la divinità greca stava fissando il dio della folgore, egli si riconobbe in lui.


A nostro avviso questa storia rimarca a livello simbolico e non solo una forte connessione che ebbero in passato alcune confraternite occidentali con altre orientali. Sull’aspetto metafisico di Shiva e Shakti (Śakti) come “coppia sacra” ci torneremo più avanti...


«“ Alla fine dell’unione sessuale, si presenta un suono sotto forma di risonanza spontanea scaturita involontariamente dalla gola dell’amata (Śakti).
Quello è il suono inesauribile e indescrivibile che non richiede né meditazione né concentrazione. Se vi si fissa il pensiero, si diverrà improvvisamente padroni dell’universo”»
(Kulagahvara Tantra)

                               

…. L’Amore che viene presentato in poesia nei libri sacri, così come all’interno di queste confraternite misteriche, non rappresenta la passione profana, ma pura essenza trascendentale.

E’ un Amore volto totalmente al Cielo.


Quando i Templari a squarcia gola urlavano il loro grido di battaglia: “Viva Dio Santo Amore!”, non intendevano esaltare la loro passione verso la “santa causa” bensì glorificavano l’elevata essenza di Dio.


L’amore era concepito da costoro come il mezzo principale per magnificare il Divino. 


Tutti i “canti d’ amore” presenti negli scritti del passato dei più grandi iniziati d’Occidente, che dai Templari ai Fedeli d’Amore arrivano sino ai Rosa+Croce, sono sostanzialmente un inno a “donne” che incarnano il principio metafisico di Śakti e Prakṛti.


Nel Vaishnavismo (Vishnuismo) tutto ciò, a nostro avviso, viene velatamente personificato da Radha e dal suo amore per Krishna.

Il “Divino Amore” esaltato all’interno delle confraternite misteriche è quell’“amor” da intendere come “a-mors”, ossia “senza morte” (immortale); una forza eterna e celestiale che spinge le anime coscienti nell’asse verticale, quindi verso lo Spirito.


Tutti quanti noi, se ci pensate bene, siamo venuti al mondo grazie ad un atto d’amore e, poichè siamo inequivocabilmente noi stessi “amore che ricerca amore”, non possiamo fare a meno di ricercarlo inconsciamente o consciamente nel Creatore, unica fonte dell’intera nostra esistenza.

 
Tornando al principio metafisico del femminile tanto esaltato dalle confraternite esoteriche, uno dei rituali dei Templari che creò scandalo e che fu contestato aspramente dalla Chiesa, ovvero quello del “bacio sul deretano” ai propri confratelli, era anch’esso in realtà un simbolo di quanto appena espresso; questa pratica, infatti, era puramente simbolica ed alludeva al risveglio della “bella addormentata”, Shakti-Kundalinī, per mezzo del bacio nel punto esatto dove ella “giace arrotolata” sotto forma di energia sottile all’interno dell’uomo.

Il bacio, e questo vale in quasi tutte le culture, è l’emblema per eccellenza dell’Amore.

                                           

I Rosa+Croce, di cui si dice che scomparvero nel nulla tornando in Oriente, chiamano nel loro gergo questa sublime forza celeste tanto ricercata dagli yogi così come dagli alchimisti medievali “Rugiada Cotta” (R+C). 


Simbolicamente la Rosa, oltre all’iniziazione e all’anima in evoluzione, negli ambienti rosacruciani viene associata alla Pietra Filosofale, mentre la Croce al corpo fisico e al Crogiolo; entrambi i simboli, però, quando sono uniti, indicano la Rugiada Cotta, ovvero il “fuoco astrale” addormentato e riposto alla base della colonna vertebrale che, se risvegliato, ascende tra le “spine del fiore” (Nāḍī) per edificare nell’uomo quel principio cosmico associato alla medesima energia creatrice e divina:

in sostanza Kundalinī, avvolta nell’abbraccio di Ida e Piṅgala, ascende nella Sushumna per “deificare” l’essere trasportandolo nell’“alto dei cieli”.


                                      


Secondo gli alchimisti la virtù di questa straordinaria “forza celeste” sarebbe proprio quella di sollevare, sotto l’effetto del calore veicolato con prudenza, tutti i sali terrestri per ottenere una trasformazione degli elementi.


In sostanza tutto questo sapere che circolava tra le varie confraternite iniziatiche sotto forma di “velame sentimentale” non era altro che un modo diverso per intendere la medesima realtà metafisica connessa al “Divino Amore”, la Potenza creatrice di Dio.

                                       

Secondo questo antico sapere, oltre al raggiungimento delle dimensioni superiori, l’iniziato, il quale deteneva una conoscenza esclusiva sia teorica che pratica, come un perfetto yogi, era chiamato ad ottenere l’annientamento dell’ego per raggiungere la liberazione (Mukti) nella dissoluzione (Laya) dove, secondo l’insegnamento tantrico, alla fine sarebbe realmente possibile vedere il tutto come in realtà è:

Shiva-Shakti congiunti (Prasarati) che, come “essere unico” (l’Androgino- Bafometto), si manifesta assumendo tutte le forme della vita cosmica: la dualità che ritorna nell’unità fondendosi nel Brahman.


Il principio universale di Shiva feconda in tal modo l’essenza di Shakti destandola: Īśhvara, l’Essere supremo, si congiunge ciclicamente a Īśhvari, la Manifestazione suprema.


Secondo alcuni Tantra l’iniziato ai misteri del Tantrismo è chiamato Vīrya, ovvero un eroe alla ricerca della perfezione; esso rappresenta sostanzialmente l’impavido che, distaccatosi quasi totalmente dal mondo (concetti, leggi, dottrine, etc.), vuole oltrepassare ogni tipo di ostacolo per ricercare il “Dio occulto”, la divinità interiore.



Il Vīrya compie attraverso pratiche dinamiche più accentuate un “sacrificio interiore” grazie alla respirazione, tramite l’utilizzo di alcuni Mudrā (particolari gesti simbolici fatti con le mani), con la visualizzazione interiore degli Yantra (forme geometriche in grado di risvegliare la coscienza), ed enunciando dei mantra.

La meditazione diventa in tal senso creatrice di immagini simboliche mentali (Bhāvanā) e fa sì che l’officiante si immedesimi con la divinità onorata unendosi addirittura con essa mentalmente.


Qui la divinità si congiunge con la coscienza dell’iniziato e la “impregna” edificando i principi universali di Puruṣa (maschile-coscienza) e Prakṛti (femminile-energia) uniti al suo interno.


La Tradizione ci dice che il risveglio di questa divina Potenza viene preceduto nell’intimo dell’iniziato da alcuni suoni che ricordano “sciami di api pazze d’Amore” o un “tuono”; dopo di ciò il mentale viene totalmente dissolto e si manifesta Sadhashiva, che è Śakti.




«“ Chi sono nell'istante che precede la mia volontà o il mio definirsi?
È ciò che invero sono! Essendo diventato ciò, bisognerebbe immergersi in ciò, e la mente dovrebbe identificarsi con ciò...
... Contempla il tuo corpo, come pure l'universo, come intrecci della stessa trama della Coscienza.
Non vi è alcuna separazione, solo il perpetuo risveglio della Coscienza”»
(Vijñānabhairava Tantra)



In questi rituali l’utilizzo dei mantra è di fondamentale importanza perchè essi, più che ad evocare il nome, l’immagine e il carattere della divinità invocata, dal “mondo delle idee” all’intimo dell’essere umano, reintegrano la “Potenza”, la Śakti, di questa - ogni divinità ha, a seconda della funzione che vogliamo invocare, una propria energia e dei propri mantra -.

Il potere evocatore del suono emanato dai mantra trasporta l’essenza spirituale di questi potenti agenti energetici nel piano della Buddhi, quindi dal regno spirituale si addentrano nell’intelletto dell’uomo inseminandolo (Bīja) con la Luce divina proveniente dai piani superiori.


                                         

Anche Maria di Magdala, la Maddalena, l’Apostola degli apostoli che viene esaltata da una branca del Cristianesimo gnostico come la “sposa di Cristo” in realtà, sotto l’aspetto esoterico, è simbolo, più che del semplice sposalizio terreno tra uomo e donna, del medesimo principio metafisico del “coniunctio oppositorum”, ovvero dei due aspetti sacri (Sole-Luna;Giglio-Rosa) apparentemente opposti uniti: le polarità dei principi energetici vitali complementari l’una con l’altra: positivo- negativo; maschile-femminile. 


Cristo stesso viene concepito come archetipo dello “sposo” perfetto di ogni anima mistica.


Questa congiunzione, alla base della legge di corrispondenza, è anche l’emblema della compenetrazione dei due piani di realtà, quello celeste e quello terrestre, del Macrocosmo e del Microcosmo.


“ Gesù vide alcuni neonati che poppavano. Disse ai suoi discepoli, “Questi neonati che poppano sono come quelli che entrano nel Regno.” E loro gli dissero, “Dunque entreremo nel regno come neonati?” Gesù disse loro, “Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l'esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l'uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno.” Gesù disse, “Sceglierò fra voi, uno fra mille e due fra diecimila, e quelli saranno come un uomo solo ”.
(Vangelo gnostico di Tommaso 22;23)


Qualunque nome queste “donne divine” abbiano, che sia esso Pārvatī, Radha, Iside, Maria, Beatrice, etc., e qualunque ruolo esse svolgono all’interno dei testi sacri, costoro incarnano un unico principio universale: la divina energia creatrice Śakti, la “Donna iniziatrice”, l’“Intelligenza attiva”, la “Sapienza celeste”, la “Potenza”.

                              

«“Shakti è immanente in Shiva, e Shiva è immanente in Shakti, dunque vedi che non vi è nessuna differenza tra i due, come tra la luna e la luce lunare”».
(Siddha-Siddhdnta-Paddhati)


Esaltare questo aspetto del sacro non significa affatto sventolare il femminismo o l’emancipazione della donna come baluardo di un presunto riscatto sociale del “sesso debole” o attraverso l’istaurazione del “matriarcato” che rivendicherebbe in tal modo una sua presunta rivincita verso tutti i culti patriarcali, così come non ha niente a che vedere con la riabilitazione della figura di Lilith, la prima moglie di Adamo che secondo lo Zohar avrebbe abbracciato la via del male rinnegando l’Altissimo accoppiandosi con dei demoni.


Tutte queste tematiche revisioniste sono oggigiorno riprese in Occidente da correnti della New Age per dare valore ad una presunta “modernità”, paladina della parità dei sessi e della strumentale riabilitazione del femminile, ma tale approccio, oltre ad essere totalmente fuorviante per quanto riguarda la dimensione spirituale, non ha niente a che fare con i valori tradizionali legati allo Spirito che invece venivano esaltati dai circoli iniziatici che si rifacevano agli elevati aspetti del femminino sacro che per sua stessa essenza va ben oltre le questioni che riguardano la morale.


Per molti anni in India gli antichi testi segreti dei culti dedicati alla Shakti, dalla radice Shak “avere potere”, furono occultati non soltanto agli occidentali, ma agli stessi indiani seguaci delle dottrine ortodosse.


I numerosissimi Tantra indiani costituiscono tutt’oggi le autentiche Scritture (Śāstra) esoteriche dell’Era di Kali, e come tali sono considerate la fonte imponente del presente e pratico Induismo perchè furono ideati appositamente per soddisfare le esigenze di questa era oscura, l’era della dissoluzione.

Secondo la tradizione tantrica gli unici insegnamenti adatti alla nostra era sarebbero, appunto, proprio quelli del Tantrismo che avrebbero infatti la pretesa di essere i soli adeguati ai giorni nostri.


«“ Noi invochiamo la Paradevatā unita con Shiva, la cui sostanza è nettare purissimo di beatitudine, rosso come il giovane fior vermiglio dell'ibisco e come il cielo al tramonto; Lei che, apertasi la via attraverso il turbine sonante nasce dall’urto e dal cozzo dei due venti in seno alla Sushumnā, s’innalza sino alla sfalvillante Energia che scintilla con lo splendore di dieci milioni di folgori.
Possa Kundalinī, Lei che rapida sale a Shiva e ne discende, concederci il frutto dello Yoga: quand’è ridestata, Ella è ai Kaula la Vacca dell’Abbondanza, è il Gancio Kalpa che afferra ogni cosa desiderata per coloro che l’adorano ”».
(Shāradā Tilaka, XXXV, 70)

                                       

La metafisica presente nel Tantrismo, al di là dell’aspetto teistico, presenta il concetto di Devī, “Grande Dea” o “Madre Suprema”, come principio di “Realtà persistente” in ogni essere vivente e sotto ogni forma; questa energia divina, concezione stessa di “Mondo come Potenza”, è ciò che noi indichiamo con il termine di “Divino Amore”, concetto pressappoco analogo all’Anima Mundi neoplatonica e allo Spirito Santo che tutto feconda e vivifica.


La Śakti, concezione di “Dio Madre e Sposa”, rappresenta in sostanza l’aspetto attivo del Divino che genera, nutre (come una madre che allatta) e mantiene in vita ogni elemento nel creato.

I principi universali connessi alla Śakti sono unici nel loro genere: mentre Shiva costituisce l’aspetto statico ed immutabile della Coscienza Suprema, Śakti incarna la sua parte attiva; entrambi rappresentano “l’unità indivisibile dell’aspetto di dualità”.


L’attività di Śakti, per sua essenza, data la sua potente energia, vela di continuo la coscienza e nega la sua reale natura (si cela nella Māya).


Quando l’intera manifestazione cesserà di esistere, e sarà completamente dissolta, Śakti si ritrarrà nel punto esatto da cui tutto l’Universo materiale è scaturito (Shivabindu).


In sostanza, in accordo con ciò che viene tramandato dalle varie tradizioni shivaite così come anche nello Shaktismo, la Potenza divina di Śakti verrà riassorbita dallo Shiva- Shakti-Tattva che aveva in principio generato tutta la creazione materiale.


Śakti sostanzialmente è colei che si rivelerà alla fine dei giochi come l’essenza stessa dell’Universo e causa di tutte le cause.


E’ qualcosa di più che semplice “energia sessuale” come la intendono superificialmente diversi studiosi occidentali.

Secondo gli insegnamenti dello Yoga tantrico o Kuṇḍalinī Yoga questa sacra energia sarebbe inoltre riposta, come abbiamo già ricordato, a livello sottile e arrotolata come un serpente, nel “centro terrestre” dell’essere umano: nel Mūlādhāra Chakra.


La Śakti individuale di ogni creatura è connessa alla “Grande Madre”, la Śakti cosmica (Mahā-Kundalī) che è a sua volta unita a Shiva con cui costituisce in realtà un’unica entità.

Questo modo di intendere Shakti-Kundalinī vuole esaltare, in sostanza, la “Potenza divina in riposo” intorno alla quale ogni forma di esistenza è strettamente collegata.

                                

Lo scopo dello Yoga (“unione con Dio”) è, appunto, quello di superare la dualità del mentale e del materiale, del fisico e del metafisico, per mezzo dell’unione di queste due forze all’interno di noi: Coscienza e Potenza.


Nei sistemi monistici come lo Shivaismo ed il Tantrismo, infatti, l’essenza dell’Essere Supremo viene anche associata all’anima individuale di ogni essere vivente come a voler indicare che tutto in questo mondo è in realtà collegato e alla fine dovrà ritornare al Brahman, la fonte da cui proviene:


«“ Jiva è Shiva, Shiva è Jiva, il Jiva è soltanto Shiva. Quando è in cattività (l’essere condizionato/incarnato) è chiamato Jiva, quando è libero dalla prigionia è chiamato Sadāśiva ”».
(Kulārṇava Tantra, 9:42)


Tornando al culto della “Donna divina”, anche nello Gnosticismo troviamo elementi di fondamentale importanza come ad esempio Sophia, l’eterno femminino, ponte fra "Dio-Madre" e il mondo, che ricorda, se pur in maniera non del tutto identica, gli stessi principi connessi a Śakti.

                                

I Rosa+Croce, invece, esaltano i medesimi concetti esoterici per mezzo del simbolismo della Rosa.

La Rosa che è invece presso il Cattolicesimo associata a Maria, madre di Gesù.


La Madonna, oltre all’epiteto di Notre-Dame (“Nostra Signora”) e “Rosa mystica”, dogma mariano che indica “L’immacolata concezione”, nel V secolo assunse addirittura il titolo di Theotókos: “Madre di Dio” ed ha un ruolo quasi centrale all’interno della Cristologia.

Il culto alle cosiddette “madonne nere” presente nel Cattolicesimo trae in realtà origine dagli stessi principi universali che riguardano le Devī e la metafisica connessa a Śakti.


Nell’Ebraismo l’aspetto femminile del Divino è presente invece nel concetto di Shekhinah, la “presenza” o “dimora di Dio” che si manifesta sotto forma di “nube”.


La Kabbalah ebraica identifica questo elevato aspetto sacro del femminile mettendolo in correlazione al nostro regno: Malkhut.


Nel mondo ebraico si menziona inoltre la città inviolabile Luz, di cui si dice che a neanche l’Angelo della morte sia permesso entrare in quel luogo.

Luz in realtà è il simbolo del “nocciolo d’immortalità” presente dentro l’uomo, del tutto inviolabile dalle forze esterne, e sarebbe situato sotto la colonna vertebrale, dove risiede, guarda caso, Shakti-Kundalinī.



Tutta questa simbologia non è altro che un richiamo allo “stato primordiale”, la “dimensione paradisiaca”, dove dimora da sempre l’immortale Potenza Divina. 

Da tutte queste informazioni è facilmente comprensibile capire come l’aspetto del femminile sia da sempre e in ogni luogo di fondamentale importanza presso tutte le dottrine spirituali e come esso agisca in qualche modo in maniera più diretta e spontanea nel nostro mondo se realizzato all’interno di noi nella corretta maniera.

                                      

Tornando all’aspetto nascosto di alcuni importanti libri redatti da grandi iniziati ai misteri, nella Divina Commedia di Dante, immortale testo ricco di simbologia, i tre regni dell’aldilà (Inferno, Purgatorio, Paradiso) non rappresentano luoghi bensì stati coscienziali dell’individuo associati ai tre Guna di cui abbiamo già indicato in precedenza l’operatività all’interno della Trimurti.

Il Paradiso equivale dunque al Guna più elevato, il Guna della Virtù, e così via.

Nelle varie correnti del Cristianesimo esoterico medievale, infatti, il concetto di “regno dei cieli” veniva inteso come una condizione del cuore e non necessariamente una regione ultraterrena.


Dio, in maniera del tutto simile agli insegnamenti iniziatici dello Shaktismo, dove è centrale il ruolo della Bhakti, è quell’“Amore Sacro e Universale” che Dante chiama “Glorioso Sire” (Vita Nova II,22), dormiente nell’uomo e che da sempre pervade e dà origine ad ogni cosa: Luce da Luce.

La cosmogonia presente nei Tantra monistici (Advaita) rivela che prima della manifestazione dell’Universo materiale vi era soltanto l’Essere-Coscienza- Beatitudine, ovvero Shiva-Shakti, come essere unico e/o essenza stessa del “Divino Amore” creatore e mutevole: l’Amore Supremo che riposa nella beatitudine del Sè….


… Rimanendo sempre in tema di “unione sacra”, il nobile sentiero del Bhakti Yoga, che vede l’anima unirsi a Dio, è, a nostro avviso, del tutto in sintonia con ciò che viene indicato negli ambienti iniziatici con il termine di “via della mano destra”.

La “via della mano destra”, in sanscrito Dakṣiṇācāra, si incentra nella creazione e protezione del logos (nome e forma) che corrisponde al culto rituale, alla realizzazione delle leggi divine, al mantenimento della dottrina; essa è attribuita a Brahma (creazione) e Vishnu (mantenimento).


La “via della mano sinistra”, in sanscrito Vāmācāra, invece, mira alla dissoluzione del nome e della forma ed è sotto la guida di Shiva (distruzione).


In quest’ultima via, tanto esaltata da spiritisti e occultisti, si pratica, soprattutto nel Tantrismo, il contatto fisico reale nell’atto sessuale (dove tuttavia non è permessa alcuna eiaculazione), gli eccessi “dionisiaci”, tra cui la “magia cerimoniale”, le assunzioni di bevande sacre proibite, e pratiche stregoniche ed orgiastiche volte ad entrare in contatto con “entità” che risiedono in altre sfere o dimensioni.


Nell’Era attuale le forze oscure, così come quelle interne o abissali legati ai bassi istinti presenti nell’uomo, sono libere ed è proprio per questa ragione che il Tantrismo ammette anche la “via della mano sinistra” su cui regna sovrana la Dea Kālī.

                                

Nello Yoga Tantrico sia Durgā che Kālī giocano un ruolo di fondamentale importanza in quanto considerate “Donne divine”, soprattutto quando costoro uniscono la loro Shakti (Śakti) con Shiva.


E’ proprio questo processo metafisico che l’iniziato tende continuamente a ricercare in maniera perfetta: unire l’impassibilità di Shiva (forza statica) e l’ardente Shakti (forza dinamica) nel proprio essere e su tutti i piani di realtà.


In assenza della Shakti, il principio energetico di Shiva è considerato “shava”, ossia inerme o privo di vita.


Nel culto della Śakti è nascosto il superamento della netta divisione tra trascendenza divina e immanenza terrena per opera della “Potenza femminile di Dio”.


Nel Kali Yuga queste Devī, considerate a tutti gli effetti “dee nere”, possono apparire terribili e terrificanti quando vengono venerate da sole, ma allo stesso tempo sono considerate sovrane e custodi di principi universali salvifici quando riproducono Śakti multiple all’interno della “coppia divina”.


Sostanzialmente la potente natura di Śakti sul piano metafisico altro non è che il “Brahman attivo”, quel “principio divino” che, se veicolato correttamente all’interno dell’essere, può rettificare l’uomo e lo scioglie da ogni vincolo esistenziale e da ogni tipo di condizionamento.


Kālī, oltre a rappresentare l’aspetto trascendente e distruttivo di Shiva, viene raffigurata nuda, con la chioma sciolta, mentre indossa una collana con cinquanta teste recise, contornata da fiamme eterne, con in mano una sciabola e danzante sopra il corpo immobile del “dio della folgore”.

                                         
Il suo simbolismo è molto potente in quanto capace sia di risvegliare la “scintilla di Luce” assopita all’interno dell’uomo che di sottometterlo mentalmente al suo volere. 



Per ottenere dei benefici con questo tipo di Yoga tantrico attraverso il Maithuna (“coito mistico” o “coito magico”), il Sadhaka (l’iniziato o “sacerdote tantrico”) deve riuscire ad “impregnare” sé stesso mediante la pratica spirituale non eiaculando il seme (Bindu), ma vivendo con intensità la sua intima unione mentale con la divinità e canalizzando gli impulsi psichici destando in tal modo le energie sottili mosse al suo interno.


L’atto del coito interiore è diretto ad accendere il “fuoco mistico” analogo al “Mercurio” degli alchimisti.

Questa operazione porterebbe all’attivazione della “divina energia sottile” situata dentro di noi (Shakti-Kundalinī), la sola capace di farci raggiungere l’ascesi mistica e, mediante la ghiandola pineale, aprire “l’occhio di Shiva”, il “terzo occhio”, catapultare il sé nelle dimensioni astrali, e, infine, generare il “Corpo di Luce”.


Questo segreto legato a Śakti si riallaccia al “Principio Igneo” presente nel Cristianesimo esoterico nella formula “Igne Natura Renovatur Integra”, ovvero “La natura rinnovata interamente nel fuoco”, uno dei tanti significati esoterici dell’I.N.R.I. (Titulus Crucis) che indicherebbe l’aspetto divino e trasformativo all’interno dell’“uomo risorto” nel “Corpo di Gloria”.

                                           

La natura tanto terrificante e distruttiva di Kālī simboleggia in realtà il superamento da ogni tipo di ostacolo e da ogni vincolo che debbono essere decapitati dallo yogi per oltrepassare la soglia del mondo sensibile.


Secondo la mitologia indù Kālī è una Rūpa (forma) di Durgā, la dea guerriera che cavalca la tigre; ci sono varie storie su Kālī maa, una di queste è che fu creata dalla collera di Durgā appositamente per lottare contro dei demoni, mentre un’altra versione sostiene che nacque dalla trasfigurazione “irata” di Pārvatī, la consorte di Shiva.


Kālī è vincitrice del tempo e nel suo culto, ancora vivo in certe zone dell’India come ad esempio a Calcutta, sono ammessi i sacrifici di animali e non solo.


Famigerata in India fu la setta dei Thug, fedele alla “dea nera”, che vide nel XIX secolo arrestare la loro attività dedita addirittura ai sacrifici umani per mano dell’esercito britannico.

Intorno al 1830 ci fu una vera e propria persecuzione verso i seguaci di questa spaventosa setta di fanatici e strangolatori che si estinse successivamente nel giro di pochi anni.


Secondo gli insegnamenti della “via della mano sinistra” Kālī sarebbe la “Śakti perfetta” di Shiva in tutto e per tutto in quanto libera da ogni forma e da ogni regola ed è per questo considerata la “Signora suprema” di questa epoca oscura (tuttavia il nome dell’attuale Era in cui viviamo non è associato alla dea Kālī, il “tempo”, bensì ad un antico demone della tradizione indù).


La “coppia divina” formata da Kālī e Shiva viene ritenuta distruttrice dell’illusione e di tutto ciò che è irreale. Secondo la tradizione tantrica Durgā e Kālī incarnano la terribile manifestazione energetica, indomabile e scatenata, del dio Shiva.


A nostro avviso Kālī simboleggia inoltre, per certi versi, l’essenza della Gnosi, la conoscenza superiore che, se conquistata, è in grado di “decapitare” la Pistis, la comune credenza, a favore di una via spirituale solitaria e più intensa.


La Potenza di Kālī, di cui si dice che può essere sia veleno che medicina, tanto è potente, è capace di elevare e di sotterrare l’essere fino a distruggerlo ed è proprio questa peculiarità che la rende tanto temuta.


La Śakti di Kālī maa è definita dai suoi seguaci un’energia così potente che a confronto non esiste niente di superiore. Sarebbe grazie a questa arcana Potenza che, sotto forma di raggio psichico, gli esseri realizzati in passato mutavano la loro energia soggettiva in “energia oggettivizzata” trasformando di fatto il loro corpo sottile in Vimana (Merkavah).


Nella tradizione Indù esiste un concetto simile, quello del Jīvan-mukta, ovvero l’essere trascendente: “il liberato già in vita”.


I nazisti, per lo meno una parte della cerchia gerarchica dedita all’occultismo, da autentici “maghi neri” quali erano, cercarono in tutti i modi di recuperare questa antica scienza spirituale volta all’integrazione e disintegrazione della materia per ottenere la facoltà di ubiquità mediante il Corpo di Luce (“Sonnenmensch” – L’uomo solare).

                                          




Oltre alla totale dedizione al paranormale, il Nazionalsocialismo progettava di riformare l’intera umanità per mezzo di un recupero di antiche credenze pagane ed orientali.

Un delirio collettivo che spaziava dal culto degli eroi alle complesse pratiche meditative rivisitate con lo studio delle Rune e attraverso l’esaltazione del simbolo polare e solare dello Swastika.


I nazisti erano letteralmente ossessionati dalla tradizione indù e soprattutto dalle pratiche tantriche perché credevano che gli antichi conquistatori dell’India erano gli Iperborei, una civilizzazione nordica giunta dal Polo Nord, dall’antica Thule, la mitica terra degli “uomini-dio”.

Costoro sarebbero i famigerati capostipiti della cosiddetta “razza padrona” o “razza superiore” (Herrenvolk) tanto cara ai nazisti, che dovette abbandonare la sede artica per via di alcuni tragici eventi che la resero inabitabile.


Ad occuparsi dello sviluppo di queste discipline ariane, nell’intento di fornire al regime di Adolf Hitler (1889-1945) un forte ed esclusivo carattere tradizionale ed iniziatico, era principalmente la 
Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe, ovvero la “Società di ricerca dell’eredità ancestrale” fondata da Heinrich Himmler, meglio conosciuta semplicemente come Ahnenerbe: 


“ Gli unici che resteranno per sempre, gli immortali nel mondo fisico, e che sono destinati ciclicamente a riapparire, saranno coloro che durante la loro esistenza hanno amato, rispettato e onorato la “Madre Terribile”, quelli che hanno con “Lei” scambiato affetto e trasformato in altro la pietà della Sua natura divina sotto le apparenze umane.
Lo scambio avviene nello sguardo che, pieno di desiderio, dà reciproca forza e illuminazione. Così nella luce ci si unisce, immortali ”.
(Traduzione di un testo indù apparso nel 1938 in un manuale ad uso interno della SS Ahnenerbe) 



                               


Per apprendere e sviluppare nel migliore dei modi le pratiche tantriche, soprattutto quest’ultime, è di fondamenta importanza che si venga a creare un’intensa e profonda relazione tra un maestro autentico ed il suo discepolo e, solo dopo aver acquisito tanta esperienza per mezzo della pratica, il Sadhaka può sperare di entrare in contatto con la divinità contemplata e di relazionarsi ed interagire mentalmente con essa.


Questi potenti insegnamenti sono principalmente custoditi e preservati, ancora oggi, da ordini di monaci tantrici indù e buddisti presenti nel Kashmir e nel Deserto di Gobi.


Secondo la Tradizione la coppia divina formata da Shiva e Pārvatī siede in perenne meditazione attorno a quei luoghi, ovvero sulla vetta del sacro monte Kailash.


Qui diverse correnti esaltano l’elemento femminile, “shaktico”, perché considerato l’elemento principale su cui lavorare interiormente.


Con lo sviluppo di queste pratiche il Tantrismo ha dato origine ad un nuovo tipo di yoga capace di canalizzare le pulsioni vitali dell’essere umano a fini trascendentali per mezzo della ritrazione del seme.


Nello Shivaismo il Liṅgaṃ (fallo di Shiva e simbolo del principio maschile) e la Yoni (l’organo femminile) sono considerati mezzi principali per la trascendenza ed è per questa ragione che nei Tantra, soprattutto quelli dedicati a Durgā e a Kālī, c’è sempre un richiamo all’unità tra le due polarità per mezzo dell’atto sessuale.


                                          

La pratica tantrica implica tutto l’essere, corpo e spirito, mente ed anima, a divenire “tempio” per far dimorare al suo interno la divinità contemplata.

In sostanza la divinità è chiamata ritualmente a fine di abitare nel “corpo trasformato” dell’officiante.


Nel Vāmācāra è inoltre presente il Pancamakâra, ovvero l’offerta alla divinità delle “cinque M” (cibi i cui nomi sanscriti iniziano con la lettera M): carne, pesce, alcool, cereali, oltre all’atto dell’unione sessuale.

In India molti di questi rituali iniziatici vengono addirittura celebrati e consumati su un teschio di un cranio umano.


« “Pancatattva è, nel Tantrismo induista e shivaita, il nome del cosiddetto «rituale segreto» riservato ai Vîra (gli eroi o iniziati tantrici).
Ad esso viene data una tale importanza che in alcuni testi si afferma che senza il suo impiego nell’una o nell’altra forma il «culto» della Shakti è impossibile. Per il fatto che il Pancatattva comprende l’uso di bevande inebrianti e di donne, ad esso è stato attribuito un carattere orgiastico e dissoluto il quale presso alcuni Occidentali è valso a mettere in cattiva luce tutto il Tantrismo.
L’impiego del sesso a fini iniziatico-estatici e magici, peraltro, non è proprio al solo Tantrismo induista. Esso è attestato anche nel Tantrismo buddhista e in varietà tantriche del vishnuismo, nella cosiddetta scuola Sahajiyâ, fra i Nâta Siddha, ecc. Consideriamo a parte l’uso della sessualità a livello yoghico.
Letteralmente Pancatattva vuol dire «i cinque elementi».
Ci si riferisce a cinque sostanze da usare le quali sono state messe in relazione coi cinque «grandi elementi» in questa guisa: alla partecipazione della donna (maithuna) si fa riferimento all’etere; al vino o analoga bevanda inebriante (madya) l’aria; alla carne (mamsa) il fuoco; al pesce (matsya) l’acqua; infine a certe sostanze cereali (mudrâ) la terra. 264 Poiché i nomi di tutte e cinque le sostanze cominciano con la lettera M, il rituale segreto tantrico è stato anche chiamato «delle cinque M» (Pancamakâra) ” ».
(tratto dal paragrafo “Il rituale segreto. L’orgiasmo. Magia sessuale iniziatica” da Lo Yoga della Potenza di Julius Evola)


L’unione sessuale non è qui intesa come mero accoppiamento, come soddisfazione dell’istinto sessuale, ma come l’espressione dell’unione dei due princìpi divini: Shiva e Śakti e/o Puruṣa (Purusha) e Prakṛti.


Le “Teogamìe” (nozze sacre tra divinità), come ad esempio quelle tra Shiva e Pārvatī piuttoste che tra Shiva e Kālī, sono significative sotto l’aspetto esoterico perchè, oltre ad elevare l’intelletto, se carpite e adattate alla nostra dimensione interiore, innalzerebbero il livello di coscienza dell’uomo indirizzandolo in uno stadio avanzato dell’essere.


 L’iniziato ai misteri, invitato al banchetto nuziale riservato a pochi “eletti”, beneficerebbe in tal modo degli elementi celesti o trascendentali “ristorandosi” energeticamente con essi per mezzo della meditazione.

Attraverso questa esperienza contemplativa, del tutto intima e solitaria, l’anima individuale dell’iniziato comincerebbe a realizzare verità che prima non riusciva a concepire in modo globale ed è proprio per questa ragione che tale esperienza viene ritenuta a tutti gli effetti sacra.


Oggigiorno in Occidente la “magia rossa” o “magia sessuale”, in maniera diversa da quanto appena esposto, viene praticata negli eleganti e raffinati salotti aristocratici dai potenti della Terra (banchieri, politici, giudici, medici, etc.), come evidenziato nell’ultimo capolavoro del grande regista statunitense Stanley Kubrick (1928-1999): “Eye wide shut”.

                                

Scimmiottando gli antichi e nobili insegnamenti del Tantrismo queste persone ricercano il potere per mezzo di questi strani rituali attraverso pratiche contro-iniziatiche con l’utilizzo della “magia sessuale”.

Il Tantrismo è ben altra cosa.


Continua…

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MICHELE P.